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SOMALIA - Un attimo di riflessione. |
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Dal momento ch'è iniziato ad Ottobre del 2002 il Congresso
di Riconciliazione della Somalia, prima a Eldoret poi a Mbagathi, sono
avvenuti molti fatti. Nel nostro sito e a tempi non prestabiliti
approfondiamo ed analizziamo la situazione somala. Un analisi da tutti i
punti di vista e, nell’ambito del possibile e del ragionevole tentiamo
di disegnare un quadro verosimile della situazione somala. Il
Congresso IGAD – Si tiene
come abbiamo detto a Mbagathi, è il luogo in cui si stanno incontrando le
guide somale da nove mesi a questa parte. Durante questo periodo si sono
avuti momenti d’entusiasmo e altri di disorientamento e disarmo totale.
Dal via del congresso sostanzialmente è stato raggiunto un accordo di
cessate il fuoco firmato da tutti gli attori della crisi somala il
27.10.2002, di fatto tale accordo non è mai stato applicato dai
principali warlords, cito il caso di Baidoa e del Basso Giuba, in effetti
dalla presunta tregua i morti sono innumerevoli, dunque un accordo nullo.
Molti cosiddetti politici, “capi guida” o capi spirituali somali sono
ciclicamente andati e precipitosamente fuggiti dal Congresso a secondo
delle situazioni o condizioni che si subodoravano a Mbagathi, esempi sono
l’avvicinamento tra Muse Sudi e Morgan; altri hanno inscenato incontri
di boxe: Abdullahi Yusuf vs Jama Ali Jama suo rivale del Puntland; altri
hanno approfittato per stringere nuove alleanze (il gruppo denominato G8);
altri si sono divisi vedi Muse Sudi e Omar Finish, Hassan Mohamed Nur
Shatigudud ed i suoi ex colleghi Shekh Aden Mohamed “Madobe” e Mohamed
Ibrahim Habsade etc.; altri (gli anziani) sono stati sottoposti ad un
giuramento incomprensibile che moralmente implica d’indicare persone
adatte per il neo parlamento in formazione(?); altri ufficialmente
demandati e delegati ad alto livello (Primo Ministro) dal Governo di Transizione
Nazionale hanno firmato gli accordi raggiunti per essere smentiti immediatamente e
direttamente dal Presidente che, a sua volta era a fine mandato; Altri
"presunti" protagonisti si sono candidati in massa alla carica di
Presidente della Repubblica Federale di Transizione Somala. Attualmente pare siano 35 candidati e la pletora cresce di giorno in giorno,
coloro scordano un fatto importante: la mancanza della Repubblica Somala. Nell’ambito dell’intero pianeta non esiste situazione
anomala e analoga alla Somalia, il dato di fatto evidente agli occhi di
tutti e, a cui nessuno prende provvedimenti, è la presa in ostaggio di
una nazione da 13 anni a questa parte. Un anarchia che ha portato la fu
Repubblica di Somalia ad una
frammentazione di repubbliche autoproclamate e altre tragiche sciocchezze.
Un mix di anomalia istituzionale giuridico impensabile o quanto meno
improponibile ad una disattenta opinione pubblica mondiale che assiste
imperturbabile anzi, non assiste per niente il popolo somalo e le sue
tragedie. Il Congresso medesimo è l’evidenza di quanto si asserisce: ·
Non è
stato specificatamente indetto per creare una Costituzione somala ma è
quello che si sta “cercando” di fare in maniera forzosa, forzata,
greve, superficiale ed ignorante viste le molteplicità dei problemi sul
tappetto; ·
Non è
stato demandato dal popolo somalo la scelta (i partecipanti al congresso
siano essi titolati o meno) dei parlamentari che comporranno la futura assemblea, ed
è ciò che si sta “cercando” di fare, anziché percorrere una via
democratica di candidature e elezioni; ·
Non è un
Congresso sotto egida internazionale ma è quello che si da a credere
(l’Igad è ente di sviluppo sponsorizzato anche da paesi(e) ostili alla
ricucitura della Somalia); ·
Sono
presenti nella platea come “osservatori”
istituzioni e enti internazionali ma, non si comprende cosa osservano e
perché mai non partecipano in maniera diretta, autorevole e responsabile
alla pacificazione della Somalia (l'America ha invaso l'Iraq e
l'Afghanistan in quanto paesi canaglia e probabili covi di terroristi, la
Somalia è vociferata in egual misura); ·
c’è un
impressione di grande abbuffata che fa usufruire ai congressisti hotel
gratis, cibo, spese varie e straordinarie, una paga a più di 300
persone da nove mesi e, chissà per quanto altro tempo ancora. Incredibile
ma vero. Il 5 Luglio, tuttavia, la montagna ha partorito il classico
topolino, si è firmato una bozza di accordo che è stata applaudita
unanimamente e benedetta come un passaggio definitivo alla terza ed ultima
fase del Congresso per poi scoprire, ad una attenta lettura di giuristi
estranei al processo, che l’accordo firmato è una sequela di errori
giuridici, legislativi, grammaticali e altro. Ovviamente in questa
sede non andiamo a vedere nel dettaglio l’accordo firmato il 5 Luglio
u.s., a ciò ha già provveduto la società civile somala, che l'ha fatta analizzare e
ha trovato tutti gli errori possibili ed immaginabili, però qui si torna a
ribadire che occorre molta cautela e non affidarsi a soluzioni
estemporanee. Bisogna usare molta diplomazia e tatto, bisogna avere molto
equilibrio, bisogna dosare e dividere senza scontentare, bisogna veramente
tutelare i più deboli e le minoranze, bisogna essere lungimiranti ed
illuminati, bisogna mediare e conciliare, bisogna accontentare e
scontentare, bisogna … è capace mai di queste cose l'assemblea di
Mbagathi? Ragion di fatto, si è tornati a rivedere, limare, cambiare
tutti i capitoli, uno a uno e si va avanti ad oltranza in una
rappresentazione che non porta da nessuna parte la Somalia. Nel frattempo
l’Amb. Kipligat, ha dato una sospensione/tregua di un paio di giorni per
consultarsi e ripartire. Il Governo
di Transizione Nazionale – Non c’è più,
il 12 Agosto è finito il mandato del Presidente Abdikassim Salat e
del GTN. Nel suo discorso di saluto all’Assemblea ha parlato di errori
commessi dal Governo da lui presieduto nei suoi tre anni di mandato,
sostanzialmente non ha detto quali erano o quali sono questi errori.
L’unica certezza è che la fiducia che la popolazione aveva per il GTN
all’insediamento a Mogadiscio, è venuta subito meno. Aveva una
grandissima dote il GTN: le chiavi di accesso e di voto nelle sedi
istituzionali: Onu, Lega Araba, OUA etc sostanzialmente però non è
riuscito a creare una vera pressione ed alternativa politica, una mancanza
d’azione e di governo, l’esecutivo del GTN non ha saputo o voluto
approfittare dell'occasione e del consenso della popolazione a consolidare la presenza in tutto il territorio, non hanno
creato un alternativa politicamente ed strategicamente valida ai
businesslord, warlord costringendoli a mollare la loro presa sulla nazione. Il tutto è
naufragato, l’azione dell’esecutivo GTN si è tradotto in un governo
che era diventato l’ombra della sua ombra e che alla fine
istituzionalmente contava poco e nulla lasciando la situazione
immutata, veniva considerato dagli esperti come una delle fazioni in
lotta. E’ da dire che il GTN è venuto a sua volta da un lungo
Congresso avvenuto in Jibuti, di conseguenza aveva imbarcato
“deputati” che non avevano conoscenze politiche e l’arte della
politica, un difetto genetico questo della Somalia attuale la “quasi” totale
mancanza di politica e di uomini con specifico peso politico. L’unica azione degna
di nota del GTN, fu la parvenza democratica che aveva assunto il cambio del
Primo Ministro Galayd, sostituito con una sfiducia incruenta del
parlamento, un bel gesto estemporaneo senza seguiti concreti e
duraturi. Ora l’unica certezza, la Somalia è priva di un governo a
Mogadiscio(di
transizione, di traghettamento, ad interim o qualsiasi formula si voglia)
e a Nairobi dopo nove mesi non si è saputo creare un alternativa, un cambio,
una soluzione. Un fallimento. Un fallimento che colpisce
ulteriormente la popolazione somala stremata, senza sicurezza, con una
moltitudine di personaggi impegnati a fare i fatti propri e lontana dai
problemi del paese. Il Somaliland
– la lama nel cuore di Abdulkassim, una lama al cuore comunque per
moltissimi somali da una parte e dall’altra. Le recenti elezioni
presidenziali hanno portato, con molte polemiche la vittoria di Dahir
Riyale Kahin per un pugno di voti (86), egli sta
tentando una marcia verso un indipendenza riconosciuta. La sua offensiva
politica è finalizzata ad ottenere un riconoscimento internazionale,
almeno un riconoscimento che abbia funzioni di apripista, aspetto finora
non avvenuto da parte di nessun paese al mondo. Dahir, sperava in modo
particolare nell' Etiopia, ove si era recato con una folta
delegazione inclusiva della bella e gentile Edna Aden, Ministro degli Esteri
del Somaliland. La speranza è stata vanificata da un niet del governo
etiope (conscio del problema interno dell’Ogaden), che non si è voluto
assumere la primis mondiale d' un riconoscimento del Somaliland: “il
problema va visto in una visuale di Somalia unitaria” è stata la
risposta di Addis Abeba. Il Somaliland si sentiva rinfrancato anche dalle dichiarazioni
del Ministro degli esteri del Sudafrica, Nkosazana
Dlamini-Zuma che sostanzialmente dice che il Somaliland è innegabilmente
uno stato indipendente e che la comunità internazionale dovrebbe
riconoscere (perchè non lo fa il Sudafrica questo passo?), oltre ciò da Bruxelles, la ICG
(Int.Crisis Group) consiglia che il riconoscimento
è una via percorribile per il Somaliland. Ma lo smacco umiliante alle speranze del Somaliland, è venuto dal
diniego etiope. Il Somaliland ha dato molto e si è speso molto per l’Etiopia: la via per
importare ed esportare via mare, un collegamento aereo diretto con Addis
Abeba, accordi bilaterali, passaporti riconosciuti, sistemazione con il
contributo UE della struttura stradale. Ma non tutte le ciambelle vengono
con il buco. Il Somaliland, da molti viene
descritto come una regione che ha risolto le problematiche di sicurezza,
economia, stabilità etc di fatto è segnalata l'intolleranza del governo contro
l’opinione della
libera stampa non allineata, sono all’ordine del giorno
imprigionamenti e confini contro i dissenzienti, il governo
espelle le ONG della società civile esempio ne è la NOVIB che aveva un
simposio ritenuto “non gradito” e non autorizzato dalle autorità in
un albergo del capoluogo, stampa cartamoneta in maniera indiscriminata creando
inflazione, ha problemi con il vicino Puntland che rivendica le regioni
del Sool e del Sanag come proprie (sarebbe il colmo avere una guerra in
cui una regione somala dichiara guerra ad un'altra regione). Nell’afanosa
ricerca di riconoscimento s’inventano vie furbe per aggirare i
fallimenti diplomatici per ottenere consenso internazionale tipo siglare
accordi con il governo britannico in cui si dichiarano disposti ad
accettare il rimpatrio di cittadini del
Somaliland espulsi, prigionieri o non riconosciuti profughi politici dalla
Gran Bretagna. Un gesto furbo che vuole coinvolgere i sudditi della corona in un
riconoscimento trasversale della Repubblica del Somaliland. Nonostante
ciò, e la
moltitudine di tentativi per ottenere un riconoscimento che non avviene, il
“governo” del Somaliland si ostina a negarsi a partecipare al
Congresso di Mbagathi, al punto d’incorrere l’incidente diplomatico
criticando anche l’Amb. Kiplagat, che presiede il Comitato Tecnico Igad
che ha più volte chiesto il coinvolgimento di Hargheysa ai colloqui di
pace. UE, UA, Lega Araba, USA e
Organizzazioni internazionali – Con la guida del semestre italiano
all’Unione Europea c’è o ci dovrebbe essere un maggiore interesse
dell’Italia verso l’ex colonia, questo è un augurio della nostra
comunità. Intanto, ai colloqui di Nairobi è presente in maniera fissa
L’Amb. Ungaro, l’inviato speciale per la Somalia e presidente dei
paesi donors, ultimamente ha dato numerose interviste in cui fa il punto
della situazione. Sono aspettative le sue non c’è sostanza o azioni che
facciano presagire atti concreti di apporto alla situazione. Pensare che
Roma negli ultimi tempi è un crocevia di ospitalità e d’incontri verso
alcune “personalità” somale. L’unico “apparente successo”
conseguito dalla diplomazia italiana, oltre che a tenere aperte le tasche
per mantenere la vorace comitiva di Nairobi, pare sia l’adozione della
lingua italiana al pari dell’inglese come seconda lingua, Ungaro ha
ricevuto una serie di critiche per aver fatto pressione ai congressisti
per l’adozione dell’italiano subordinando tale scelta con sostanziali
aiuti economici da parte del governo italiano. Una mera conquista che
inficia le poche cose che l’Italia sta facendo per la sua vecchia
colonia e che hanno sempre trovato il nostro disaccordo per la pochezza
diplomatica della Farnesina nel contesto somalo in virtù delle sue
prerogative storiche e sociali. Il Ministro Frattini, in un suo recente incontro con il Ministro degli
esteri keniota hanno preso in esame la situazione nel Corno d’Africa,
particolarmente riguardo ai due processi di pace a mediazione kenyana in
Sudan e Somalia. Il Ministro italiano ha riaffermato il pieno sostegno
dell’Italia e dell’UE per la mediazione kenyana in entrambi i processi
di pace e la disponibilità ad appoggiare una soluzione globale delle due
crisi che venga conseguita dai negoziati in corso. In sintesi si è usato
un linguaggio diplomatico che dice
tutto ma non dice assolutamente nulla. Speriamo che questa sia un
impressione sbagliata e che la diplomazia italiana trovi un colpo d’ala.
Strategicamente e modestamente l’Italia, a diversità delle altre
nazioni straniere presenti al Congresso, era ed è l’unico paese che
poteva usufruire del capitale a valore aggiunto della comunità
italosomala (la più piccola comunità italiana e anche la più piccola
minoranza somala) per finalizzare soluzioni e proposte serie della lunga
crisi somala, ciò non è avvenuto sfortunatamente. Da parte somala si è
capito qual è invece l’importanza di questi figli della Somalia,
tant’è vero che la società civile somala presente al Congresso con la
ONG olandese Novib, ha chiaramente espresso che chiunque sia nato in
Somalia o che abbia origini somale ha voce in capitolo nella
riappacificazione somala. In Italia la Comunità Italosomala per quanto
piccola è molto combattiva si spende per la causa somala in maniera
costante, caparbia, instancabile al punto da proporre iniziative
articolate e petizioni presso l’UE, che effettivamente le
ha accolte, si è ora in attesa di avere tempi e modi del dibattito al
Parlamento Europeo. Oltre a ciò, un membro della comunità ha intrapreso
l’iniziativa di far conoscere e parlare ai media internazionali la
situazione dimenticata della Somalia facendo in viaggio intitolato Trans
Africa Solo Ciclyng Somalia Solidarity che attraverserà tutta
l’Africa per 32.000 Km, viaggio che durerà circa o più di due anni e che finirà
in Sudafrica. Il Ministero
degli esteri italiano, forse perché impegnato nel semestre europeo non
mette in atto iniziative per la sfortunata Somalia, un esempio è il
presente comunicato, poco originale: Il
sottosegretario agli Affari Esteri, Alfredo Mantica, ha incontrato oggi il
rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la
Somalia, Winston Tubman, con il quale ha avuto un approfondito scambio di
opinioni sul processo di riconciliazione nazionale per la Somalia in corso
a Mbagathi (Kenya) sotto l'egida dell'organizzazione di cooperazione
regionale per il Corno d'Africa (IGAD). Mantica e Tubman hanno convenuto
che la firma, il 5 luglio scorso, del documento con i principi di
riferimento per le istituzioni transitorie somale rappresenta uno sviluppo
politico promettente, sul quale va ora costruito il successo della fase
finale del negoziato. Essi hanno sottolineato che
il futuro della Somalia resta nelle mani degli stessi somali
i quali devono raggiungere i compromessi decisivi per finalizzare un
accordo di pace. Alla comunità
internazionale spetta il compito di incoraggiare e sostenere
questi sforzi. Il senatore Mantica ha
dichiarato che l'UE, durante la presidenza italiana, continuerà a dare
pieno sostegno alla conferenza di riconciliazione nazionale dell'IGAD e
sarà pronta ad appoggiare un accordo di pace globale ed equilibrato, così
come le istituzioni che ne scaturiranno. L’UE
a sua volta ha fatto il presente comunicato per l’accordo del 5 Luglio,
sembra una continuazione: L'UE
accoglie con favore la firma, da parte di tutti i leader somali presenti
in Kenya, di un documento in cui sono fissati i principi fondamentali che
regoleranno il passaggio dalla seconda alla terza fase della conferenza di
Mbagathi nonché i quattro anni di governo
federale di transizione della Somalia.
Esprime inoltre apprezzamento per il fatto che il documento sia stato
successivamente approvato per acclamazione (?) dall'assemblea plenaria
della conferenza. Ciò è pienamente conforme alle conclusioni del
Consiglio dell'UE sulla Somalia del 22 luglio 2002. L'UE rileva con
soddisfazione che ancora una volta sono state superate notevoli differenze
tra i leader somali grazie alla loro volontà di compromesso e alla
mediazione paziente ed efficace del comitato tecnico dell'IGAD, presieduto
dall'inviato speciale keniota, Ambasciatore Kiplagat. L'UE esorta
fermamente tutti i leader somali che non sono stati in grado di tornare in
Kenya a farlo senza indugio, consentendo così alla conferenza di entrare
nella terza ed ultima fase. Inoltre l'UE invita tutti i leader somali ad
astenersi da azioni che possano perturbare la conferenza, in particolare
da qualsiasi violazione dell'accordo di Eldoret del 27 ottobre 2002 sulla
cessazione delle ostilità. L'Unione Europea è convinta che il futuro del
processo di riconciliazione continui a stare nelle mani dei somali. Chiede
pertanto a tutti i leader somali di raggiungere un compromesso definitivo
in tempi brevi al fine di consentire il ripristino della pace e della
stabilità nel paese, ponendo termine a dieci anni di conflitto che hanno
causato immense sofferenze al popolo somalo. L'Unione Europea è pronta a
dare pieno sostegno alla conferenza di pace promossa dall'IGAD nonché a
un accordo di pace globale ed equilibrato e alle istituzioni, aperte a
tutte le parti interessate. Sinceramente in una situazione così
drammatica è poca cosa, si ribadisce il fatto che sia l’UE sia la guida
politica dell'UE del semestre in corso è tutta italiana. Dall’altra parte dell’oceano,
l’amministrazione Usa è impegnata in altri fronti, è sicuro che sono
interessati al problema somalo in quanto il governo americano ritiene la
Somalia a rischio terrorismo ed alle sue infiltrazioni. Non si può non
dare ragione che la Somalia è un paese a rischio considerando la piena anarchia in
cui si trova e non solo. Alleghiamo un esempio di una mail pervenutaci (clicca
qui), è un documento che si commenta da solo e che moltiplica i
sospetti di infiltrazioni integraliste. La lega araba è
impegnata (i paesi più ricchi) a finanziare i costi gravosi e senza fondo
del congresso di Nairobi. E’
notorio che la Lega araba nel contesto internazionale e poco
rappresentativa per via delle sue divisioni interne e con la priorità che
ha verso il problema Palestinese. Nel
contesto africano, bisogna dare atto che il Kenya è uno dei paesi
front-line impegnato in maniera sincera, chiara e costante verso la Somalia, ne
consegue il fatto che abbiano eletto Ambasciatore inviato speciale per la Somalia,
un nome emergente nel
panorama keniota Mohamed Abdi Affey
(sta nella top 100 dei personaggi del Kenya), nato a Wajeer provincia del Nord/Est o NFD per
i somali, territorio di confine rivendicato dalla Somalia come l’Ogaden in Etiopia. Dagli atti e dalle azioni finora in corso, il Kenya è
l’unico paese che si sta spendendo per ottenere un risultato al
ginepraio somalo. E’ una sensazione positiva che va riconosciuta al
governo keniota. Unione Africana, aveva inviato una missione
d’osservazione militare in Somalia per dislocare una forza africana
d'interposizione per
far mantenere un eventuale accordo di pace. Nell’ultimo incontro
avvenuto a Maputo in Mozambico l’assemblea ha plauso l’accordo del 5
Luglio ed hanno incoraggiato le parti a continuare la trattativa
garantendo l’appoggio dell’assemblea. Idem Onu, si muove con le sue
agenzie in territorio somalo e continua a mandare segnali senza prendere
serie iniziative. Considerazioni
Generali Non ci sono motivi eccezionali o particolari che fanno vedere
positivamente questi mesi passati. Dalla nostra precedente analisi, in via
generale rimane la speranza che si riesca a mettersi d’accordo, ma la
speranza c’era nove mesi fa, c’era due anni fa, c’era dieci anni fa
e cosi via. Più che vivere di speranza è necessario vivere di certezze.
E’ un compito prioritario che si deve prendere la società somala nel
suo insieme e in tutte le sue componenti. Bisogna trovare un rimedio
immediato, un cura adatta ad estirpare il cancro che sta divorando la
Somalia. Tutte le soluzione sono buone purché diano e portino tranquillità,
il libero scambio d’opinioni e d’idee. Tutte le soluzioni sono ottime
affinché creino certezza e permettano
di trovare vie d’uscite dignitose. Vie, soluzioni, proposte, azioni che
siano tutte: ponderate, pesate, equilibrate, ragionate, diversificate in
una visione unitaria. Niente pasticci, niente pastrocchi, niente soluzioni tampone che possano
ulteriormente far danno maggiore in futuro. Il Congresso di Mbagathi deve dare
immediatamente, o quanto meno prima, un governo con un vero mandato di
transizione a scadenza stabilita e certa. Questo governo deve prendere la responsabilità
di eleggere dei saggi (che contino anche sull’aiuto di giuristi
internazionali) che stilino una Costituzione non federale ma Confederale
fra le due ex colonie, Riforme comunali regionali e statali, leggi,
programma di ricostruzione e di rientro in possesso dei beni immobili e
dei terreni,
polizia e ordine nazionale, tribunali, sanità etc. Soluzioni diverse e
scorciatoie non ci sono,
anche perché è giusto che si vada a casa propria in Somalia a discutere e non approfittare
permanentemente dell’ospitalità, della gentilezza, della generosità e
della comprensione offerta in terra straniera da gente straniera. GM 20.08.2003 Precedenti: http://www.italosomali.org/ApSo.htm http://www.italosomali.org/Waabeeri.htm http://www.italosomali.org/Proposal.htm http://www.italosomali.org/Ogaden.htm http://www.italosomali.org/Approf.htm http://www.italosomali.org/Sospetti.htm
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