Approfondimenti/Attualità

Torture in Somalia, reato prescritto.

TUTTI ASSOLTI, ANCHE L'UNICO SOLDATO INQUISITO DELLA LA MISSIONE IBIS. NESSUN COLPEVOLE TRA I MILITARI ITALIANI DELL'OPERAZIONE:  LA GIUSTIZIA E I DIRITTI UMANI IRRISI E CALPESTATI DA UNA "FORZA DI PACE" IN CASA PROPRIA. 

Quest’articolo è stato scritto, da una nostra giovanissima associata, alla notizia che il reato delle torture commesse dai militari italiani contro i civili somali è stato prescritto.

La Corte d’Appello di Firenze ha dichiarato prescritto (PRESCRITTO) il reato di abuso d’autorità contestato, nella fattispecie al solo, maresciallo della Folgore Valerio Ercole, finito sotto inchiesta per le “presunte” torture commesse in Somalia nel 1997.   

La magistratura Canadese e Belga, nei casi analoghi di tortura appurati contro i propri soldati aveva colpito duro, senza attenuanti: i canadesi hanno sciolto il corpo scelto dei paracadutisti, i belgi hanno condannato a 5 anni i colpevoli. In Italia, dopo le foto che mostravano gli stupri con il bazooka e l'elettroshock ai testicoli (Ercole Valerio) il reato è stato PRESCRITTO. Una vergogna, che ha padrini non occulti che vanno dal parlamento, al magistrato Gallo nominato Presidente della Commissione d'Indagine (?) fino agli alti gradi militari. Tutta la vicenda è una vergogna per l'Italia e per le forze armate. Se qualcuno aveva sbagliato doveva essere punito e, sarebbe stata un occasione di lealtà al giuramento d'onore che si era fatto alla bandiera, questa macchia della prescrizione dei reati è un sudario che copre d'indegnità anche il sacrificio dei ragazzi italiani morti in Somalia.  

 ROMALa missione in Somalia sarebbe dovuta essere una missione di pace, o meglio, di mantenimento della pace, un’opera di “peace - keeping“, secondo la terminologia ora in voga tra i vari studiosi di cose militari nella cosiddetta era della globalizzazione. Cambia il modo di fare la guerra, ma sempre di guerra si tratta, anche se molti vorrebbero farla passare come tutt’altra cosa, naturalmente a tutto vantaggio e aiuto delle popolazioni a cui si fornisce la propria protezione (!). Tuttavia nulla si toglie al fatto che, di per sé, il concetto di peace - keeping non rappresenti nulla di negativo, anzi. Il problema sorge quando si prende in analisi tutto ciò che ruota attorno al concetto di peace - keeping e, cioè le istituzioni militari, i loro uomini, la loro cultura (intesa nel duplice senso di conoscenza personale e di assimilazione dei valori e dei modi di pensare del proprio gruppo sociale) e il contesto in cui questa si sviluppa. Ora : senza dubbio la missione in Somalia presentava notevoli difficoltà ed è proprio per questo che necessitava di una particolare ed accurata preparazione, cosa che non è stata fatta.

*Primo: chi ha partecipato alla missione aveva una scarsa se non una  conoscenza nulla del paese in questione e della sua cultura, cosa abbastanza grave per un ex paese colonizzatore.

*Secondo: sono stati reclutati ragazzi appena ventenni e di leva, esaltati, caratterizzati da una mentalità potenzialmente (e nei fatti come poi si è tragicamente dimostrato) fascista, razzista e totalmente priva di rispetto e umanità. Ma forse non ci si può aspettare troppo da ragazzi che scelgono volontariamente un corpo militare che esalta miti quali la forza, l’arroganza e il valore militare della guerra a scapito dei più elementari e sacrosanti diritti umani quali la pace: basta pensare ai simboli incisi sulle migliaia di borse che si vedono in giro per l’ Italia, raffiguranti due coltelli incrociati su un teschio. E questo significa insegnare l’odio. Questi sono i ragazzi che sono stati mandati in Somalia, con le conseguenze ormai note a tutto il mondo. A quanto pare, però, lo scandalo è stato dimenticato in fretta con buona pace degli alti vertici e degli autori materiali dei fatti. Esistono prove concrete, delle fotografie, scattate (non si sa con quale coraggio) da gente che assisteva tranquillamente come se niente stesse accadendo sotto i loro occhi. Eppure non è successo nulla. TUTTI ASSOLTI. Neppure l’opinione pubblica si è fatta sentire. Tutto silenzio. Non esistono colpevoli esiste però la dignità umana calpestata e ridotta in polvere, distrutta per sempre. Non c’è ancora giustizia per le vittime di quelle violenze e per la Somalia stessa. Sembra ( e forse è così ) che la Somalia sia per l’Italia un paese qualsiasi, e non una ex colonia verso la quale si hanno precisi doveri. Ed è questa la situazione comune a molte altri parti del mondo e richiama la vecchia distinzione tra dominanti e dominati e tra chi può accedere alle risorse e chi no: in altre parole tra il mondo occidentale civilizzato e il cosiddetto Terzo Mondo. Rende di più proteggere un potente piuttosto che un poveraccio qualsiasi, semplicemente perché si ricaverebbero maggiori favori nelle occasioni giuste. C’è stato chi ha trovato una logica precisa e spaventosa in tutto quello che è successo in Somalia: la spiegazione sta, secondo alcuni, nel famoso e onnipresente gruppo sociale di individui che in una situazione estrema quale era quella  in Somalia, per non soccombere in un paese straniero, e automaticamente inospitale, si unisce e fa del gruppo la propria guida, talvolta anche compiendo le azioni più terribili e assurde che una mente umana possa concepire. E’ difficile però credere che si applichino elettrodi ai testicoli di un uomo e che si stupri una donna legata con una missile illuminante solo perché si ci trova in una situazione difficile e stressante: non mi sembra affatto, dalle foto, che i ragazzi si trovassero in un momento cruciale ne pericoloso! Qui si tratta di pura e semplice tortura. quello che fa più spavento è che tutto si sia svolto in modo terribilmente razionale. Chi ha partecipato ha voluto che ciò accadesse, deliberatamente, senza alcuna forzatura. D’ altronde si sà: la guerra è un fatto esclusivamente razionale ed è un fenomeno esclusivamente umano (Dichiarazione di Siviglia sulla violenza, 1986); allo stesso modo la tortura, naturalmente in misura minore semplicemente perché avviene tra singoli individui. Chi tortura è consapevole di farlo: degli esseri umani sono stati umiliati, per ben due volte, mentre venivano torturati e poi con la “foto ricordo” dell‘ evento. La Giustizia, in quanto diritto fondamentale, è stata negata. Così come sono stati negati il diritto alla vita, alla libertà e al rispetto con conseguente annullamento della identità stessa dell’individuo, senza la quale egli cessa di essere individuo e diventa un qualcosa di inerte senza un’anima. In Somalia è stata violata l’intera parte della Dichiarazione Universale Dei Diritti Dell‘Uomo proclamata dalle Nazioni  Unite nel 1948, riguardante appunto questi diritti fondamentali. 

L’intervento in Somalia era stato denominato umanitario dalle Nazioni Unite che l’avevano promosso, non doveva diventare un’intervento (se non una occupazione) militare. E l’O.N.U., pur essendo un organismo al di sopra delle varie nazioni, in Somalia è stato scavalcato, non è esistito, determinando così un completo fallimento dell’intero intervento promosso come “RESTORE HOPE”. Per l’ Italia si è trattato solo ed esclusivamente di un intervento militare farcito di ipocrisia gratuita carico di esaltazione nazionalista. E le "sacre istituzioni" sono state a guardare quegli orrori cercando di salvaguardare l'onore dei reparti colpevoli degli atti denunciati coraggiosamente dai giornalisti di Panorama.  Paradossalmente proprio l’Italia, che vanta una tra le migliori Costituzioni d’ Europa e che si ritiene uno dei paesi più democratici, viola il più importante articolo della sua Costituzione , l’ ART . 2  , che così recita  “LA REPUBBLICA RICONOSCE E GARANTISCE I DIRITTI INVIOLABILI DELLA UOMO, SIA COME SINGOLO SIA NELLE FORMAZIONI SOCIALI OVE SI SVOLGE LA SUA PERSONALITA’ E RICHIEDE L’ADEMPIMENTO DEI DOVERI INDEROGABILI  DI SOLIDARIETA’ POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE“ . E’ inconcepibile che fatti come quelli accaduti in Somalia passino sotto silenzio e vengano anche sbeffeggiati con una ridicola e ipocrita sfilata militare ( 4 Giugno 2000 ) che poneva in primo piano l’opera per la Pace compiuta dai “nostri “ militari. Sul manifesto che la promuoveva  era scritta anche la Somalia , candidamente e senza neppure un minimo senso di vergogna. Si è dato così l’ennesimo effettivo, pieno e istituzionale appoggio a chi in Somalia è stato artefice, e  non ultimo,  complice di quelle orrende sevizie e a chi in Italia, negli alti vertici, non ha tenuto minimamente conto della sofferenza di esseri umani a cui è stata volontariamente e consapevolmente tolta in maniera definitiva la propria identità e la propria essenza di essere umano .

DALLA “ DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO

ART .1 TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED UGUALI IN DIGNITA’ E DIRITTI. ESSI SONO DOTATI DI RAGIONE E DI COSCIENZA E DEVONO AGIRE GLI UNI VERSO GLI ALTRI IN SPIRITO DI FRATELLANZA .

ART .3 OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO ALLA VITA, ALLE LIBERTA’ ED ALLA SICUREZZA DELLA PROPRIA PERSONA . 

ART .5 NESSUN INDIVIDUO POTRA’ ESSERE SOTTOPOSTO A TORTURA O A TRATTAMENTO O A PUNIZIONE CRUDELE, INUMANA O DEGRADANTE.

ART . 28 OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO AD UN ORDINE SOCIALE E INTERNAZIONALE NEL QUALE I DIRITTI E LA LIBERTA’ ENUNCIATI IN QUESTA DICHIARAZIONE POSSANO ESSERE PIENAMENTE REALIZZABILI .

Halima M.

4 APRILE 2001, ORE 10:45

DALL'ARCHIVIO

Somalia al bivio tra pace e separazione

Somalia e Osama Bin Laden.

A seguito dei tragici attentati terroristici avvenuti a New York, l'11 Settembre 2001, e il successivo  congelamento dei fondi e dei conti ai gruppi terroristici legati a Osama Bin Laden, dalle indagini del FBI stanno emergendo inquietanti ramificazioni e sorprese sulla Somalia. "Al Qaida" l'organizzazione di Osama e l'AIAI (Al Ittihad Al Islamia) un gruppo islamico collegato, ha cospicui finanziamenti nel paese oltre ad una presenza di campi di addestramento per operazioni terroristiche. Mohamed Sadeek Odeh, 36 anni, cittadino giordano, è l'unico terrorista condannato negli Usa implicato con certezza in Somalia. L'atto d'accusa della Corte americana riconosce Odeh come uno dei sette membri del gruppo Al Qaida, che ha addestrato i clan somali. L'inquietudine delle notizie sul terrorismo aumentano tra l'altro con l'articolo del Washington Times del 4.10.01 che riporta la notizia che la rete terroristica di Al Qaida, ha trasferito piccole armi: lanciagranate e missili anti-aereo in Somalia, cio' significa che intende installare una base in Somalia e, forse, trasferirvi il suo quartier generale. A ricevere le armi sarebbe il gruppo somalo affiliato Al-Ittihad Al-Islami, che viene definito dagli USA "potente gruppo estremista islamico.."
Rifacendosi ai precedenti attentati alle Ambasciate americane di Nairobi e Dar El Saalam, ci fu l'arresto di un somalo e oggettivamente oggi in parecchie regioni Somale c'è una crescita esponenziale di gruppi islamici fondamentalisti,  in alcune regioni viene applicata la giustizia civile in termini di "Sharia". In molti siti internet di proprietà somala non manca la sezione religiosa e il riferimento a link religiosi. Di ciò, stranamente,  anche i servizi segreti italiani (poco efficienti nelle intelligence estere) avevano preparato una buona sintesi nel Settembre 99, riportata nel rapporto del secondo semestre (Articolo 11, primo comma, della legge 24 ottobre 1977, n° 801) della Politica Informativa e della Sicurezza, Presentata dall'allora Presidente del Consiglio dei Ministri D'Alema diceva: "Di tutto rilievo, in proposito, è il moltiplicarsi dei segnali sull’attivismo del noto Osama Bin Laden, la cui figura viene variamente riconnessa, talora in modo improprio, ad una pluralità di teatri di crisi, dalla Cecenia al Corno d’Africa (Somalia). La situazione è tuttora connotata da forti contrasti interclanici nella zona di Mogadiscio e nelle regioni centromeridionali. I più recenti avvenimenti hanno poi messo in luce la diffusione del fondamentalismo islamico, specie ad opera di formazioni che, diversamente dalle altre, prescindono dall’appartenenza tribale. Il peso crescente assunto, anche in termini militari, dai gruppi integralisti e l’appoggio fornito ai movimenti etiopici di opposizione armata hanno indotto Addis Abeba a mantenere un proprio presidio nell’area." 
E' del 2.10.01, l'annuncio da Garowe dove sono riuniti gli stati maggiori dell'autoproclamata Repubblica di Puntland. Nella città di Bosaso, maggiore porto somalo della regione, ci sono state manifestazioni pro Bin Laden con massiccia presenza della popolazione cittadina, le immagini del terrorista sui muri sulle automobili, camion, bus, ect; le autorità si sono affrettate a comunicare che Bosaso non è la base di Bin Laden e, che Al Ittihad Al Islamia - fondi congelati negli USA e con l'amministrazione americana che sostiene la presenza in Somalia, il che fa supporre che anche la Somalia sia fra gli obiettivi militari di rappresaglia degli USA - non ha nessuna base nella città e nella regione, che il Puntland è estraneo all'organizzazione dell'estremista Saudita. 
Da Abu dhabi negli Emirati Arabi, il Sig. Ahmed Nur Ali Gima'le, Presidente della Banca "Al Barakat" ha negato che la sua banca sia tra le società colpite dal provvedimenti di congelamento e che non vi è alcuna rispondenza di verità che la Banca sia tra le proprietà di Al Ittihaad Al Islamia. Tale bugie, prosegue, Ahmed Nur, sono un operazione basata su supposizioni che nuocciono agli affari e ai commerci della Al Barakat Bank, che ha oltre 600 azionisti cittadini somali e senza alcun capitale straniero investito nella struttura bancaria, del resto la Banca è a completa disposizione delle autorità e degli investigatori con i propri libri contabili al fine di stabilire la verità.

Reportage Somalia