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La storia personale del Presidente della
Unione delle Corti Islamiche di Mogadiscio da
qualche giorno ha preso una svolta epocale. E' (co)diventato
l'uomo più potente di Mogadiscio, anche se, la
maggioranza della gente della città dice e pensa
che Sceck Sharif, ha per idolo il protagonista
negativo dell'Afganistan, il Talebano Mullah Omar
- il "super ricercato" fuggitivo dal 2001,
assieme ad Osama Bin Laden -.

Sheck Sharif Sheck Ahmed, è nato a Giohar
l'ex Villaggio Duca degli Abruzzi
(clanisticamente è un Hawiyee del clan abgal/harti/agonier)
nel Gennaio del 1964, capoluogo della regione del Basso Shabelle.
E' sposato padre di due figli, il più grande si
chiama Ahmed e ha nove anni Abdullahi, il fratello
minore ha un anno in
meno. Vive in un piccolo appartamento di cui paga un
affitto equivalente a circa 50 dollari al mese, non possiede
telefoni ne computers. "Vivo una vita normale,
semplice ed eguale
a quella di tutti i somali, accetto quello che ho, ho
altri dolori che sono le difficoltà che stanno
accadendo al mio paese. Ho fiducia che le difficoltà
possano essere superate con l'unione del popolo e
sono convinto che
saranno distrutte le divergenze politiche e le
perdite d'identità. Bisogna condurre la gente a
capire ch'è crudele versare sangue innocente in
inutili battaglie insensate. Non siamo Afgani e
non vogliamo conquistare Mogadiscio."
L'assemblea delle Unioni nega che 80% dei quartieri
di Mogadiscio sono in mano alle 12 Corti presiedute
da Sceck Sharif e afferma che ciò è per affetto per
la gente e per rispetto delle Corti in quanto le
Corti obbediscono solo e sempre per non distruggere
il paese.
S. Sharif era professore di geografia e di lingua
araba alla scuola superiore Juba del quartiere
Towfiq di Mogadiscio. Ha studiato in università di
lingua araba in Sudan e in Libia.
Circa un anno dopo in cui insegnava nella
scuola Juba, alcuni banditi rapirono, a scopo di
estorsione, un giovane studente di 14 anni. La
famiglia chiese aiuto alla scuola e ai docenti.
Sceck Sharif venne demandato dal consiglio
scolastico e si impegnò nel quartiere per poter
incontrare i rapitori o presunti tali per poter aver
il rilascio del giovane studente. Invano. In un
intervista data al giornale Asharqalawsat rivela il
suo primo incontro con le corti islamiche: "nell'incontro
con i docenti si era deciso che dovevamo renderci
utili non solo alla scuola ma a tutta la popolazione
della capitale. Da lì la decisione di parlare con la
gente in modo tale che non nascondessero eventuali
fatti criminosi tra cui il rapimento dello
studente". Nell'intervista rivela che prima di quel
episodio non aveva mai avuto contatti con l'Unione
delle Corti islamiche nate in sordina agli inizi del
1996 per poi mano mano consolidarsi nel 1998. Attualmente
le Corti contano su circa 6000 uomini, elementi
determinati dalla fede si dice e armati
all'inverosimile si conferma.
Quel primo incontro si aprì una breccia nel
gruppo dirigente che vide in questo giovane maestro
una persona determinata "all'epoca ero in visita da
un mio carissimo amico e nel viaggio pensai che era
il caso di abbracciare questo interesse anche in
funzione della mia attività di educatore e accettai
la proposta di entrare nell'Unione avendo molta
paura".
Sceck
Hassan
Dahir Awyes
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Ebbe inizio la scalata di Sceck Sharif
alla presidenza dell'Unione delle Corti di
Mogadiscio. Esso difende e nega che “ci sia
prevaricazione da parte delle truppe delle Corti e
dei uomini della sua guardia in quanto sono uomini
determinati ma con la sola funzione della pace. Le
armi in nostra dotazione sono in quantità minore da
quelle possedute dalla (ormai ex sgominata e messa
alla fuga) coalizione antiterrorismo avversaria armata dagli
americani.”
"In realtà il popolo somalo è tutto armato, e
noi non rifiutiamo nessuna singola persona pronta a
far parte del nostro esercito, la gente pensa che
siamo armati in maniera straordinaria. Non sono
d'accordo di rafforzare la mia difesa personale oltre ai due uomini che ho.
Uomini con un alto addestramento militare e un
forte profilo di dedizione. Ho una scorta solo perché
sono una espressa realtà della mia paura verso la
coalizione del Diavolo. Tempo fa uscivo
tranquillamente, ora non è più possibile. Sono del parere che se dovessi cadere in
mano di alcuni personaggi sarei spellato vivo ma non
è questo un ulteriore motivo per non compiere un
dovere e temere oltremodo queste coalizioni
avversarie. E' più grande l'essere nazione e
l'avvenire di questo paese vicino alla scomparsa,
stiamo dimenticando la nostra bandiera”. Una
affermazione straordinaria da parte di un uomo ormai
potente ma nello stesso momento conscio di aver
attirato attenzioni straordinarie. Tuttavia il parere prevalente di buona parte
della popolazione è che le corti siano alla mera
caccia di potere, altro parere è che le corti sono
un pericolo per gli interessi occidentali però è da
considerare anche il fatto che hanno il sostegno
della popolazione. Popolazione stanca delle
prevaricazioni dei "signori della guerra",
popolazione stanca di 16 anni di guerra, popolazione
con un alto tasso di giovani e con un altre tanto
tasso di analfabetismo.
Le Corti per emergere dalla mancanza di
uno Stato hanno applicato le frustate, la
carcerazione, un presunto ritorno alla cultura e alle
tradizioni, infliggono condanne secondo la legge del taglione
e applicano la Sharia.
Sceck Sharif, invece, sostiene che le Corti sono
a diretto sostegno alla sovranità del popolo somalo
e difendono gli interessi della popolazione, non
vogliono più eventi che cadono addosso alla povera
gente per gli interessi di pochi personaggi. Nega di avere aiuti economici dall'estero
"ci basta quanto lavoriamo e quanto ci da
direttamente brevi mano la gente comune. Non obblighiamo chicche sia o forziamo nessuno a darci soldi anzi, ci
meravigliamo del sostegno e dell'aiuto che la gente
da alle corti autonomamente e ciò, ripeto, in
maniera libera. E' falso che abbiamo rapporti con il
governo federale presieduto da Abdullahi Yusuf e Ali
Mohamed Ghedi. Indica che non ci sono motivi
di diniego a voler proseguire con chiunque intenda
privilegiare le sorti del popolo somalo purché ciò
avvenga senza
nessuna condizione o preclusione.
I somali hanno capito cosa è l'interesse
degli americani per la Somalia, ci sono anche errori
che imputiamo agli americani nei confronti dei
somali e di altri paesi, Bush non ammetterà queste
miopie. L'amministrazione americana insiste nella
bugia clamorosa che Al Qaida e Al Ittihad al islami
siano presenti in Somalia, fatto che automaticamente
mette in pericolo il nostro paese come paese
canaglia e terrorista. S. Sharif ribadisce ed insiste
sull'aspetto che Al Qaida non c'è in Somalia, non
c'è nessun coordinamento, nessun membro di Al Qaida. “Si vede chi entra in Somalia e noi lo
abbiamo presente il fatto, qui non c'è nessun gruppo
o coordinamento di Al Qaida o qualcosa di similare
come ama far credere l'intelligence americana ed
etiope, non vi è assolutamente nessuna ipotesi certa
di questi fatti legati ad Al Qaida, non vi è legame
ne nessuno nascosto qui in Somalia“ aggiunge “in
questo paese si nota subito se vi sono presenze
diverse, e si vede a prima vista chi è straniero".
Insiste sul fatto che gli americani e
l'amministrazione Bush siano colpevoli della distruzione
dell'Iraq e della bugia da cui è nata ed è stata mossa la guerra
contro quel paese. La scusa delle armi di distruzione di massa
era falsa come ora è falsa l'attenzione verso la Somalia "tuttavia, dice
S. Sharif, noi non accetteremo tale fatto".
Sharif accusa anche i paesi arabi di aver fatto
torto per ben due volte la Somalia, la prima
quando hanno fatto finta delle evidenti difficoltà
di quanto sta avvenendo in tutti questi anni in
Somalia,
poi quando si sono rifiutati di entrare nel merito
di mettere la pace nel nostro paese e di non aver
aiutato la popolazione nel momento della carestia.
In conclusione afferma "non sono paragonabile al
Mullah Omar e mai ho avuto rapporti con Al Qaida."
Per saperne di più:
http://www.italosomali.org/Punto2.htm
http://www.italosomali.org/Fondament.htm
http://www.italosomali.org/Timori.htm
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