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«È nostra salda opinione che
l'incrocio con gli Africani sia un
attentato contro la civiltà europea
perché la espone a decadenza (...)
Dal meticciato rifuggiamo consci dei
pericoli che trascina con sé, ma al
tempo stesso cerchiamo senza
illusioni l'elevazione degli
indigeni nell'interesse loro e
nostro, e per averli utili
dipendenti nello sfruttamento delle
aziende coloniali». Scritta nel 1938
Lidio Cipriani, antropologo e
teorico delle politiche razziste del
regime fascista, sul numero 6 di una
rivista che non a caso si chiamava
"La difesa della razza".
«In Europa la popolazione
diminuisce, si apre la porta
all'immigrazione incontrollata, e si
diventa "meticci" (..). Non c'è
altra strada: o ci impegniamo ad
integrare gli altri facendoli
diventare cittadini della nostra
civiltà - con la nostra educazione,
la nostra lingua, la conoscenza
della nostra storia, la condivisione
dei nostri principi e valori -
oppure la partita dell'integrazione
è perduta». Il discorso del
presidente del Senato italiano
Marcello Pera, il 21 agosto del 2005
in apertura del meeting di Rimini di
Comunione e Liberazione. |
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«È in noi, sta nel DNA essere nati
razzisti. A prescindere che le
opinioni razzistiche vengano
esternate da politici del
centrodestra o che siano dichiarate
da un social liberaldemocratico
progressista del centrosinistra. Le
parole hanno un loro valore e questo
valore può produrre ferite
altretanto laceranti.
Un esempio, il 19 Agosto 1977
sulla prima pagina del Corriere
della Sera compariva un articolo in
cui era scritto: L'Italia avrebbe
dovuto continuare a mandare avanti
una società senza "negri".
Milano 04.09.2005. Alla festa
dell'Unità. Una bordata al
presidente del Senato Pera sul no al
meticciato: «Discorsi mai sentiti
neanche nella cultura più
reazionaria».
Entrambi gli intervento sono di
Romano Prodi.
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La questione del "meticciato" ha tenuto banco con il
discorso del presidente del Senato. Un oratoria tesa
ad elevare il sentimento razzista. Un sentimento non
più latente, sempre più diffuso, ostentato al punto
che la seconda carica dello Stato in un meeting
"quasi" internazionale si è espresso in termini
istigativi, farseschi. Non quasi ma da apologia del fascismo.
Nell’evoluzione degli atteggiamenti e ragionamenti
post attentati americani, Pera, è diventato più
razzista, più radicale, più conservateologico
(teocon) e,
fa discorsi potenzialmente pericolosi e istiganti.
Il pensiero espresso da Pera è una cosa
irragionevole, irresponsabile, smisurata, mostruosa
e sproporzionale a proposito dei meticci e del meticciato.
Ha invitato ad usare la forza delle
armi per difendersi dagli “altri”, che
trasformeranno gli europei in meticci - che l'Europa
sia sempre più meticcia è davanti agli occhi di
tutti - scordando gli ostacoli seri, se non
addirittura insormontabili, saranno proprio quelli
opposti dalla Chiesa romana e del suo grande
accogliente abbraccio che nulla e nessuno esclude in
quanto per vocazione missionaria, ecumenica e
tradizione. Monsignor Fisichella, cappellano
parlamentare, intervenendo, per difendere Pera, ha
sostenuto che il meticciato detestabile non è quello
delle razze biologiche, bensì quello culturale;
esattamente non si capisce quale delle due tesi sia
la peggiore, la seconda tesi porta in ogni caso al
rogo dei libri (notte dei cristalli) ed alla
permanenza dei suoi sostenitori in beata e meritata
ignoranza. Le posizioni della Chiesa sono assai
distanti anche dai distinguo difensivistico di Fisichella. Sono
anni che il cardinale Angelo Scola, ad esempio,
insiste che l'identità non si difende preservandola
«come un fossile» e che «il popolo di Dio è una
fusione di nazioni e di popoli e per questo non
dobbiamo aver paura di parlare del meticciato di
civiltà. I cardinali, ovviamente, hanno pensato che la sua
critica del meticciato culturale implicasse l'idea
di un meticciato razziale.
Pera continua e dice: l'Europa sbaglia nel pensare che tutte le
culture abbiano la stessa dignità etica; sbaglia nel
non difendere la propria identità; sbaglia nel
privilegiare il multiculturalismo. Riferisce che si
rischia un'Europa dei meticci e che l'identità non
può essere fondata sulla democrazia laica vuota e
relativistica ma piuttosto su qualcosa che “colga
l'esistenza ontologica del male”(?).
Pera, così, dimentica che la seconda carica dello
Stato deve muoversi con accurata prudenza politica,
sensibilità umana, con un’etica e una morale innecepibile proprio come immaginiamo sia
Un Presidente del Senato della Repubblica italiana e
anche un
filosofo perlopiù ateo dichiarato. Non si possono
esprimere "pensieri" poveri in ogni circostanza
pubblica - il
vice presidente della Repubblica italiana è stato
"ospite" in Spagna a bacchettare nel loro parlamento
una legge spagnola sulle coppie gay (atto da protesta
diplomatica); in Italia ha invitato a non votare i
referendum sulla procreazione assistita (da
scorrettezza costituzionale)-, dovrebbe svolgere un
ruolo diverso, non si tratta di solo politically
correct ma un ruolo di garanzia sopra le parti, e
non frasi di provocatore estremista che non si
presta con comportamenti che possono essere risolti
con libertà di coscienza e di linguaggio ed inoltre
difendersi con la forza
dell’impunità connessa alla carica di parlamentare.
A Pera si consiglia di adottare il linguaggio del
presidente, sia cauto e attento a non
accontentarsi di sole politiche meticcie e
possibilmente dotarsi
di un alto profilo.
Al "pensatore" Pera, inoltre chiediamo di
specificare il significato della parola "meticcio",
partendo dalle Americhe, suo sommo impegno
difensivo, che è
un coraggioso nuovo
mondo secondo Carlos Fuentes, che si azzarda a
lasciare briglia sciolta agli incroci, alla ibridità,
ai cortocircuiti più estremi nella forma e nella
sostanza. L'America Latina ha praticato per cinque
secoli, a suo rischio, il disordine, la
contaminazione, il meticciato per arrivare al terzo
millennio con l'esperienza agita e vissuta di una
società e di una cultura felicemente intrecciata
(questa sua esperienza emigra verso il nord in
maniera sempre più aggressiva e resistente e lì non
incontra solamente politiche escludenti ed egemonie
culturali "centrali"). Il dibattito sulle Americhe
diventa il dibattito sull'America, su Nuestra
América, uno spazio culturale prima che geografico
in cui la frontiera diventa un luogo di
attraversamenti, in cui i latinos, gli ispanici
costituiscono la più grande minoranza etnica negli
Stati Uniti si riappropriano della parte nord del
continente e da minoranza resistente diventano
agenti culturali e linguistici sprovincializzando la
cultura wasp. Consigliamo,
inoltre, assieme ai
sostenitori della sua causa di documentarsi sulla
storia delle invasioni da: Annibale, Scipione e
delle successive orde barbariche infine di fare
anche conoscenza con l'antropologia e delle varie
ere "dell'evoluzione" della specie umana e delle
migrazioni preistoriche chissà non scopra quanta
parte di meticciato di pura razza umana ha addosso il presidente, poi
per scrupolo se indaga sulle sue origini scoprirebbe
che moltissimo in Europa non è europeo e in finale se
vuole un arma per difendersi dai untori della razza
pura, usi l'arma con cui l'altra Europa "uccide", che
è sempre la stessa arma: intelligente, naturale,
silenziosa senza impulsi divisori e separatori, con
una poderosa capacità di accoglienza, insomma una
civile vocazione - sottolineo la parola civile -. Un aggregazione che oggi manca in Italia visto la
gratuita offesa ai "meticci".
In finale bisogna dedure che la recente storia italiana
non ha insegnato nulla. Stiamo assistendo a un rinascere
preoccupante del razzismo, del fascismo, alla
continua "distinzione religiosa" e al pericolo del diverso.
Tanto vale riapriare i lager e depore meticci, ebrei,
diversi, musulmani giacché il "pensiero debole"
della seconda carica dello Stato lo esprime
apertamente in un
meeting e dunque lo permette.
"Qualcun altro" che
guida il governo con i suoi miracoli (sull’episodio
che fragoroso il suo silenzio) oltre che dichiarare che l'Italia è tornata ITALIA, rispettata nell’ambiente internazionale,
faccia il miracolo e aiuti l'illustre collega in quest’opera deportatrice.
Del resto cosa possiamo aspettarci da questo
governo che ha dato
altri esempi esemplari (cito due casi): l’aver dato
del "Kapò" ad un deputato tedesco e l’aver
dichiarato
che l'Occidente è superiore all'Islam. Tanto che
siamo in argomento consigliamo a tutti i detrattori
del meticciato, delle razze, della superiorità,
dell'intelligenza di prendersela con "coloro" che
hanno voluto emigrare, al popolo dei navigatori e
con chi voleva le colonie e delle sue relative
conseguenze.
Il negazionismo di questa pochezza mentale e della realtà è stato
già smentito dai fatti. Ciò non toglie che non si veda,
o non si senta sulla propria pelle l'avanzare dell'
egemonia culturale, conservatorismo
e lo abbiamo notato sulla
mancanza di risposta delle Istituzioni italiane
(Presidenza della Repubblica, Presidenza del
Consiglio, Presidenza del Senato e della Camera)e di
questo governo al problema dei "meticci" che da
dieci anni NOI meticci lo stiamo ponendo. Siamo
METICCI,
orgogliosamente, nonostante questi signori e quanto
dicono.
Ps.: Pera lo sa? Ho sempre saputo d’essere di
superiore intelletto (non mi sento superiore a
nessun ESSERE umano e mi considero una pura RAZZA
umana) ma intelligentemente non lo ho mai detto a
nessuno.
"Razza umana" disse Albert Einstein, rispondendo ad
un quesito su quale fosse la sua razza. Aggiungiamo
che c'è anche "tanta razza umana idiota e cretina"
(http://www.mclink.it/com/inform/art/05n17701.htm)
Nino Randazzo su “Il Globo”
di Melbourne e “La Fiamma”
di Sydney si chiede.
A quali testi si è potuto abbeverare, ispirare, ha
potuto attingere il Pera? Si possono fare solo delle
congetture. C’è da pensare che egli tenga a portata
di mano nel suo studio la collezione rilegata de “La
Difesa della Razza”, la rivista che uscì dal 1938 al
1942 e di cui era redattore capo Giorgio Almirante,
futuro fondatore del MSI. Avrà pure meditato su quel
fiore all’occhiello del regime fascista che fu il
“Manifesto della razza” del 1938, dove in forma di
decalogo si prescriveva fra l’altro: al sesto
comandamento: “Esiste ormai una pura razza
italiana”; al settimo: “E’ tempo che gli italiani si
proclamino francamente razzisti. La concezione del
razzismo in Italia deve essere essenzialmente
italiana e l’indirizzo ariano-nordico”; al decimo:
“I caratteri fisici e psicologici puramente europei
degli italiani non devono essere alterati in nessun
modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle
razze europee. Il carattere puramente europeo degli
italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi
razza extra-europea e portatrice di una civiltà
diversa dalla millenaria civiltà degli ariani”. Come
si vede, concetti di 67 anni fa che collimano
impressionantemente col Pera-pensiero di questo
2005.
Il ministro degli Esteri Fini, difende Marcello Pera
perché ritiene che il discorso pronunciato a Rimini
sia stato «male interpretato» e che «il presidente
del Senato non è razzista». Ammette comunque di
«avere avuto il torto» di usare un termine che “non
andava bene”. Ma va là….. esiste anche questa
perata? |