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Somalia - notizie dirette
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Le certezze e le incertezze del Governo Federale Somalo, nato in Kenya.                                                                                                                                      Martedì, 12 Luglio 2005

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Lite in "parlamento", onorevoli sediate in testa.

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Presidente e Primo Ministro a pranzo

Il 13 giugno scorso il "governo somalo" ha lasciato Nairobi per la destinazione "provvisoria" nella città di Giohar (la Ex Duca degli Abruzzi). Il Parlamento ha fatto la sua ultima sessione in Kenya, prima di sospendere i lavori per due mesi, senza la partecipazione di un centinaio di deputati e di un buon numero di ministri, i cosiddetti 'irriducibili' di Mogadiscio, che a più riprese, si sono detti pronti a uscire dal governo, qualora questo si fosse trasferito in una qualsiasi altra città somala. A questo punto è d'obbligo ritornare a fare un analisi come nostra consuetudine e come richiesto anche da alcuni fedeli lettori abituati a leggere nel nostro sito le vicende somale.

Dall'insediamento del governo, dopo un lunghissima gestazione di trattative in Kenya, non è assolutamente cambiato nulla nella situazione del paese, tuttora saldamente consegnato alla completa anarchia. Per la cronaca l'ultima vittima è Abdulkadir Yahya Ali, un operatore di una ONG che stava a Mogadiscio, persona sensibile e stimata per il suo lavoro e la sua infaticabile dedizione per la pace. Qualche ora dopo, medesima sorte ha subito il Responsabile della Corte islamica del quartiere Ifka Halan, Hirsi Abdi Ali detto Hirsi Lugey.

Va assolutamente detto che il governo di transizione federale somalo ha un con se un vulnus bacato che è la sua stessa composizione governativa,  il suo male è la sua composizione. Una composizione "clanistica" mal assemblata e che, mai raggiungerà, un obiettivo comune, prevale il tutti contro tutto. Non è un parlamento eletto democraticamente; non è costituito da componenti politici ne da un programma politico; ha un numero spropositato di ministri e di dicasteri; non ha un parlamento e una sede stabile; non hanno uno stato; c'è una ampia componente di deputati e ministri analfabeti, etc. La situazione è fallimentare e frammentata ed stata persa un altra occasione per portare la Somalia fuori dal pantano ma, questa colpa è degli sponsor dell'Igad e coloro che hanno fornito il supporto economico e non dei somali. L'anomalia della situazione somala è sotto lo occhi di tutti ma, non c'è una risposta adeguata per sradicare questo tumore. In Afghanistan si è agito perché tale nazione era inclusa come Stato "canaglia" e protettrice di terroristi; in Iraq si è agito perché si "presumeva" avesse armi di distruzione di massa; in Bosnia si era agito perché c'era pulizia etnica; in Ruanda altretanto e gli autori di migiaia di vittime civili sono perseguiti dai tribunali internazionali. In Somalia, invece, gli autori del massacro civile sono stati ospiti illustri ed eccellenti del Kenya, sono stati premiati e dispensati con un Congresso di pacificazione durato due anni, sono stati donati e sperperati milioni di dollari, morti, liti. In tutto questo teatrino nessuno ha pensato di fare una grande retata; era il più grande raduno di malfattori, assassini, affamatori e distruttori di un paese.

Non voglio commentare chi siano costoro, ma di fatto la comunità internazionale procede in modi e misure diverse. Di fatto si è consegnato (con il consenso di tutti) il paese per cinque anni inderogabilmente a queste persone. Non c'è trippa per gatti per i prossimi cinque anni e alla faccia della formula "transizione", una transizione dura pochissimo qui si è scelto più di una legislatura.

Seriamente parlando, in questa brutta faccenda, c'è anche lo zampino della politica italiana che sceglie tempi e modi erronei ad infilarsi in situazioni imbarazzanti. E' di questi giorni l'invio di due aerei carichi d'aiuti inviati per "l'insediamento del governo nel paese". Le comunità somale all'estero hanno inteso il gesto come un atto di riconoscimento a questo governo e l'Italia rischia di creare un altra volta dei risentimenti mai sopiti nella popolazione somala e nelle comunità all'estero dei somali. E' innegabile che Il Sottosegretario agli Esteri Mantica, ricordi sovente che la Somalia non può fare a meno della tutela etiope e della sua equidistanza dalle vicende somale. Ogni volta automaticamente fa infuriare milioni di somali che non vogliono sentire parlare di Etiopia nelle vicende somale. Alcune comunità somale hanno denunciato questi fatti in un recente forum tenuto a Roma e nel frattempo si stanno organizzando come vero soggetto politico che ha l'ambizione di portare la situazione somala sotto un ambito politico e non più come un assemblaggio clanistico. A Londra è nato il Somali Concern Group, che sta allargando la sua azione a tutta la diaspora al punto tale che si pensa formi anche un governo ombra che vada a sorvegliare e contrastare quanto sta succedendo in Somalia. Nel fratempo, stiamo osservando con preoccupazione la nascita di cordate di persone dubbie che si sono affrettati a formare camere di commercio italo somale (tra l'altro usando termini commerciali pubblicati dal nostro sito), o stanno accreditando i loro "buoni uffici" per la ricostruzione, l'industrializzazione e altre porcherie da riversare spudoratamente in Somalia. Bisogna stare attenti a queste equilibrismi pericolosi e stare con gli occhi aperti.


Abdulkadir Yahia, pacifista ucciso.

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Il responsabile della corte islamica di Ifka Halan,  Hirsi Lugey.

Inversamente, il governo di Abdullahi Yusuf, non è riconosciuto dalle comunità della diaspora somale, è un governo nato maldestramente, mal assemblato e non inclusivo di un progetto politico. Il Presidente è coinvolto all'estero in fatti giudiziari (Suldan Hurre) inoltre è stato incluso nel traffico di rifiuti tossici provenienti dall'Italia e si parla che ha intascato tangenti per 1 miliardo e duecento milioni di lire da questi traffici. Alla data della sua elezione ufficialmente era a capo del Puntland, una regione della Somalia, confinante con il Somaliland. Ha fatto la guerra al suo rivale Jamà Ali Jamà, ha mosso guerra contro il Somaliland, è un amico fraterno di Meles Zenawi dell'Etiopia. E' malato e necessità di cure che vanno fatte all'estero. Politicamente si muove denunciando i suoi colleghi del Parlamento come cabilisti mentre le sue milizie sono un "esercito". Strategicamente si muove nel dividere e nel creare alleanze con gruppi che non siano quelli degli Hawiya, suoi nemici giurati. Non ha nessun interesse d'insediarsi a Mogadiscio, la capitale, perchè sa di avere solo rischi e nessun vantaggio. Sta creando alleanza con Barre Hirale, che ufficialmente comanda il Basso Giuba e lo strategico porto di Chisimaio. Se potrebbe porterebbe il comando del governo nel Puntland che lui considera a tutti gli effetti la Somalia. Ha un chiaro disegno che lo porta ad escludere la capitale, da qui la sua insistenza a portare il governo a Baidoa, Giohar e altre località. L'allontanamento del governo da Mogadiscio è dichiaratamente una forma di indebolimento della componente Hawiya del suo governo, l'unico gruppo che potrebbe dare seri problemi all'azione di Abdullahi Yusuf.

Il Primo Ministro Mohamed Gedi e il Presidente dell'Assemblea Sharif Ahmed, sono due figure svuotate di potere reali a quella del Presidente, alla luce dei fatti non hanno nessun spazio di manovra vista l'azione di Abdullahi Yusuf. Ali Mohamed Gedi viene descritto come un soggetto iroso e facilmente infiammabile. La sua è più una figura da professore universitario, cosa che lui è, piuttosto che un politico di rango e di polso. Il Presidente dell'Assemblea, un commerciante moderato proveniente della città di Baidoa, che risulta a piacere di più e comincia ad inserirsi nel suo ruolo pragmaticamente, al punto tale che ha fatto qualche distinguo di funzioni e di competenze tra lui e il Presidente.

 

Appuntamento al prossimo Il punto:  Le Corti Islamiche di Mogadiscio

GM                     

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