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Un velo silenzioso è stato calato sul cimitero di Mogadiscio.    

Santa Messa di suffragio per riparazione alla profanazione tombe del cimitero italiano di Mogadiscio. Video della messa celebrata nella Chiesa S. Maria del Rosario in Via Cernaia,14 a Roma il 4.Febbraio.2005 alle ore 10.45 a.m.

 

Cerimonia per italiani riportati da Mogadiscio. Domenica 18 Dicembre, alle ore 12.00 verrà effettuata la cerimonia di solenne sepoltura dei resti degli italiani.

Partenze in autobus da Roma Castro Pretorio (Stazione Termini) alle ore 5.00 a.m. e rientro in serata.

Per prenotare telefonare con urgenza la Sig.ra Gabriella Ripa di Meana

al 347 7335331 o 06 3017273

  

 

OMMEMORAZIONE IN OTTOBRE

Messaggi del Capo dello Stato e del Ministro per gli Italiani nel Mondo

Al cimitero del Verano una lapide per ricordare la profanazione delle tombe italiane a Mogadiscio

Ciampi: “Una devastazione che ha offeso non solo la memoria degli scomparsi ma anche il vero spirito del popolo somalo”. Tremaglia: “In questa occasione cerchiamo di ritrovare l’orgoglio di essere italiani”.

ROMA – “In memoria ed in onore dei connazionali civili, militari e religiosi sepolti nel cimitero di Mogadiscio barbaramente profanato da mani ignote nel gennaio 2005. Il governo italiano a perenne memoria”. Queste le parole che sono state incise sulla lapide commemorativa apposta nel Cimitero monumentale del Verano di Roma, presso l’area su cui si erge la grande Croce, per ricordare la distruzione, con vanghe e badili, di circa 700 tombe di italiani, per lo più risalenti al periodo coloniale (1908-1941), avvenuta il 15 gennaio scorso.

La cerimonia, che si è svolta alla presenza dei rappresentanti delle associazioni italo-somale e di un picchetto d’onore interforze, si è aperta con il “silenzio” eseguito da un trombettiere dell’Esercito e con la benedizione della stele di marmo da parte del cappellano della Marina Militare Patrizio Maria Benvenuti.Dopo la deposizione di una corona d’alloro del Ministro per gli Italiani nel mondo, il Presidente della Commissione Difesa della Camera Luigi Ramponi, che ha rivolto a nome tutti i partecipanti un pensiero deferente ai famigliari colpiti dalle profanazioni, ha letto il messaggio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel quale si sottolinea la barbarie di questa aggressione messa in atto contro le tombe dei nostri connazionali. “Quella devastazione, perpetuata contro le spoglie di italiani che vissero in Somalia come in una seconda patria, - scrive infatti Ciampi - ha offeso e ferito non solo la nostra coscienza e la memoria degli scomparsi, ma anche il vero spirito del popolo somalo e le antiche relazioni tra il nostro Paese e quella Nazione. L’Italia - prosegue il Capo dello Stato auspicando la pacificazione di questa terra martoriata dalla guerra civile - rinnova il proprio impegno nell’ambito della comunità internazionale a sostegno della stabilizzazione e ricostruzione della Somalia, affinché l’amico popolo somalo possa riprendere la via della coesistenza pacifica e dello sviluppo”.

Sandro Maria Siggia, Capo di gabinetto del Ministro per gli Italiani nel mondo, ha letto il messaggio di Mirko Tremaglia nel quale si esprime sdegno per una profanazione “che ha indignato la nostra coscienza nazionale ed offeso nel profondo i tanti compatrioti che si sono stabiliti in quella terra e che onorano i loro cari defunti che lì riposano”.

“Nell’imminenza del tragico gesto – ha poi ricordato Tremaglia che nel corso della sua visita in Eritrea dello scorso anno aveva reso omaggio alla tomba del padre Luigi sepolto nel cimitero militare di Asmara - ho condannato con fermezza “quell’ignobile delitto, espressione di menti scellerate, nemiche della pacificazione e della stabilizzazione della Somalia. Non tanto nemiche degli italiani – ha proseguito il Ministro - che portarono in quelle terre progresso e civiltà, quanto interessate a mantenere il Corno d’Africa in uno stato d’anarchia incontrollabile, scoraggiando chi si impegna per dare dignità e speranza al popolo somalo”.

Tremaglia ha poi sottolineato come la lapide commemorativa serva a non dimenticare i tanti italiani che morirono lontani dall’Italia. Connazionali che avevano lasciato la Patria per cercare fortuna, per dovere militare o per missione pastorale. Il Ministro ha inoltre ringraziato gli ordini religiosi e le organizzazioni, come ad esempio l’Associazione Amici della Somalia, il Forum Italia-Somalia e le associazioni dei Reduci Rimpatriati d’Africa, dei Mutilati e Invalidi di Guerra e della Comunità Italo-Somala, che hanno dato la loro adesione alla cerimonia. “In questa occasione - ha concluso Tremaglia - che celebra un triste momento per i nostri connazionali cerchiamo di ritrovare l’orgoglio di essere italiani, forti delle nostre tradizioni che da sempre ci accompagnano”. Alla solenne cerimonia, a cui era presente anche il Capo della Segreteria del Ministro Tremaglia Carlo Ciofi, hanno inoltre partecipato il Vicepresidente della Commissione Difesa del Senato Mario Palombo e il Comandante militare della Capitale generale Giuseppe Morea. (Goffredo Morgia-Inform)

Roma 11.02.2005 E' sceso l'oblio sulla vicenda del cimitero, dopo la prima ondata d'indignazione è stato calato un velo, anche mediatico. Rimane il nostro dolore per la vicenda. Questo e sintomatico della nostra denuncia sull'abbandono della politica italiana verso la Somalia. Di questi tempi in cui è di moda il revanscismo e il revisionismo storico stranamente si tende a scordare la storia coloniale, le sue conseguenze, le sue miserie, le sue glorie. E' un peccato, che oggi si paga sulle ossa di poveri defunti. L'attivismo in "politica estera", le mistificazioni mediatiche, la globazzizazione, la giornata della memoria etc ci portano a non poter difendere la vera MEMORIA di questa gente che riposava eternamente. Ricordiamoci non come hanno fatto i giornali con poche righe relegate nelle pagine interne o come il tg2 della rai delle ore 13.00 p.m. (l'unico in Italia)che ha mostrato la messa riparatrice per 33 (trantatre) secondi e la notizia successiva sulla moda durata per 3/4 minuti.

Non possiamo più dire "non sapevamo" e sottrarci così alle nostra responsabilità, il 10 Febbario è anche la nostra giornata della memoria, un caro ricordo ai nostri ragazzi e ragazzi ivi seppelliti:

Rina Colombelli;

Vincenzo Croci;

Leone Fici;

Giuseppe Giampiero Grippi;

Giorgio Maniero;

Gerardo Marvona;

Luigi e Rina Paoletti;

Giuseppe Pugliese;

Carlo Stefani;

Mario Vitali;

Giorgio Zatti.

Mi scuso per i non citati.

VIDEO della Messa del 4 Febbraio formato AVI

Roma 04.02.05. Stamane alle ore 11.00 si è tenuta la funzione religiosa, funziona terminata qualche minuto fa, presso la Chiesa S.Maria del Rosario di Roma. La funzione riparatrice ha avuto un momenti di commozione nelle persone presenti al rito: Ha partecipato per il governo italiano il Ministro degli italiani all'Estero, Mirko Tremaglia, per il Governo di Transizione Federale Somalo era presente il Vice Ministro della Sanità, il sig. Osman M. Dufle, inoltre associazione somale da Firenze e Roma. L'Ancis era rappresentata da un Consigliere del Consiglio Direttivo. Presente anche il Forum Italia-Somalia e tante persone che hanno legami, amicizia e ricordi in Somalia hanno presenziato alla messa. Nell'omelia è stato proposto di creare un ossario per poter tumulare i poveri resti.

Roma 03.02.05 Il 29 pomeriggio presso il cimitero italiano si è svolta una manifestazione e una cerimonia religiosa con la partecipazione di centinaia di persone.

 

Muuse Suudi

Un momento della manifestazione a sostegno della Corte islamica, nel palco hanno i volti coperti.

Le donne erano separate dagli uomini, c'erano molti miliziani travestiti e mascherati in faccia, serpeggiava una sottile paura tra i manifestanti - alcuni miliziani presidiavano il cimitero, altri erano mischiati alla gente e altri ancora dietro ai manifestanti -. Ha arringato la folla uno dei membri della Corte Islamica di Mogadiscio, Sheck Nur Moalim Abdurahman, che nella sua foga oratoria ha voluto che la gente distruggesse tutti i cimiteri cristiani presenti in Somalia e di gettare le ossa degli infedeli nelle discariche. Ha incitato la folla spingendo su fattori religiosi, retorica, falsità storiche e assurde amenità tipo: "hanno o non hanno una sacralità le ossa degli infedeli? No! non hanno una sacralità e non meritano rispetto, bisogna allontanarsene e distruggerle".

 

  Un altro momento della manifestazione, notare l'uomo armato mascherato che controlla dal muro del cimitero     

Ai vari giornalisti somali presenti alla manifestazione è stato proibito di fotografare il cimitero e specialmente in modo categorico è stato proibito riprendere il "sant'uomo". Comunque sia, ai giornalisti la cosa è apparsa come una farsa congegnata per far passare una tesi religiosa inesistente ed è apparsa che la gente era lì presente per curiosità, per sapere cosa stesse succedendo e pochi erano i seguaci della messa in scena che era evidente con l'imposizione della separazione tra donne e uomini. Nell'aringa Scheck Nur ha esortato e sollecitato i presenti ad iniziare una raccolta di danaro per costruire una moschea nel cimitero ed ha promesso che per Venerdì 4 Febbraio, in concomitanza della Messa riparatrice per il cimitero che si terrà a Roma, Sceck Nur farà un altra manifestazione ancora più grande per disacrare e continuare l'opera della Corte Islamica di Mogadiscio.

 
Muuse Suudi

La lapide dei caduti di guerra, si leggono i nomi di:

Assoni Giuseppe, Benassi Bruno, Boggi Vittorio, Caiazzo Pasquale,Citarrella Vincenzo, Colantuomo Antonio, Delfini Pietro, De Zuani Italo, Doretti Alberto, Gambi Antonio, Gheba (?) Pietro, Grandinetti Giorgio, Lacagnina Battista, Lettieri Cataldo.

Tutto ciò appare in aperto contrasto e di sottoscrizione di un atto ostile verso il Governo di Transizione e contro le affermazioni del Primo Ministro che aveva annunciato che il suo esecutivo avrebbe perseguito gli autori della profanazione e sarebbe andato in fondo alla faccenda nominando espressamente per le indagini di tali atti il Gen. Mohamed Nur Galaal.

Comunque il tutto appare difforme negli intenti tra il fatto della distruzione della Cattedrale di Mogadiscio e quella del cimitero. La Cattedrale fu distrutta dalle cannonate e dalle granate durante la prima fase della guerra civile quella del cimitero è un chiaro atto ostile.

Roma 31.01.2005 L'Italia e il cimitero di Mogadiscio.

Il 29 mattina, prima della sua partenza per la Nigeria il Presidente del Governo di Transizione Federale Abdullahi Yusuf ha avuto un incontro con il Primo Ministro Ghedi e il Ministro degli interni Hussein Aidid per decidere della richiesta avanzata da Francesco Lanata affinchè vengano riuniti le ossa del cimitero e sulla sorte in generale dei poveri resti del cimitero italiano. L'Italia con Lanata e dietro richiesta del Ministero degli Esteri ha chiesto di poter riunire questi resti e una sicurezza garantita per il resto delle tombe ancora non profanate.Nel caso non fosse possibile avere queste certezze l'Italia chiede il rientro di tutte le salme del cimitero per seppellirle in Italia. A margine di questa richiesta, noi riteniamo sia errato voler portare le salme in Italia. Storicamente, umanamente e per principio queste tombe e il loro contenuto sono legate alla Somalia, sono legate al sacrificio, appunto degli italiani, che in quella terra oggi così lontana sono morti. In quelle tombe riposano i resti di molti italosomali che in quella terra sono nati da madri somale; in quella terra riposano molti missionari che hanno vissuto per la Somalia.

Una vigneta di Amin Amir sull'episodio

 

 

 

Lapidi e tombe divelte nel Cimitero ©AFP

In quella terra giacciono molti coloni che hanno fatto la storia recente dell'Italia e della Somalia. Notiamo e vediamo un lento disimpegno dell'Italia verso la Somalia, e sostanzialmente prendiamo anche atto che l'Italia ha declinato di coniugare compiutamente verso la sua storia coloniale (mai citata nei libri di storia, mai affrontata seriamente).

Orgogliosamente noi siamo parte, anche se critica, di quella storia, non va tollerato, anche se è  comprensibile dopo quello ch'è successo, uno atto unilaterale di sradicamento del cimitero. Insistiamo sul fatto che l'Italia deve porre in essere quei passi fermi e decisi affinché il governo somalo adempia al rispetto delle sue responsabilità verso le proprietà altrui.

L'episodio per se stesso si commenta da solo e tal proposito mettiamo nel nostro sito alcune immagini, di cui c'e ne scusiamo per la loro crudezza, e che dimostrano le barbarie commesse nel cimitero di Mogadiscio. C'e ne scusiamo ma sono dovute per comprendere dove è arrivata la bestialità di questi individui.

Roma 28.01.2005 L'Italia e il cimitero disacrato in Somalia.
Francesco Lanata, l'incaricato speciale per gli affari diplomatici italiani per la Somalia afferma che l'Italia sta studiando la possibilità di portare a casa i poveri resti del cimitero italiano di Mogadiscio, follemente dissacrato da "presunti sgherri" della Corte islamica. Lanata ha descritto la distruzione del cimitero come atto barbaro e ha apprezzato che molti somali hanno protestato contro il fatto. 700 tombe sono state distrutte sulle 2400 totali del cimitero, e il loro contenuto è stato buttato altrove. L'incaricato dell'Italia in Somalia continua che l'atto, inizialmente sembrava un gesto per il controllo dei terreni ove sorge il cimitero, poi si è evidenziato che il gesto è politico ed è rivolto contro le autorità e il governo somalo appena costituito a Nairobi. Oltretutto, Domenica passata, il capo della polizia della città di Mogadiscio incaricato delle indagini sul cimitero profanato è stato ucciso da un comando di sicari nella sua casa.Attacco politico

"Inizialmente sembrava fosse un atto opportunistico sui terreni. I terreni edilizi a Mogadiscio sono alle stelle e crescono ogni giorno di valore e, a giorni il governo dovrebbe tornare a Mogadiscio da Nairobi. Può essere un atto contro il governo somalo da parte di elementi che non hanno nessuna intenzione di mollare la presa anarchica in cui hanno gettato il paese. Il nuovo governo federale di transizione somalo è stato costituito e si trasferirà a Mogadiscio dal Kenia il 1 febbraio. Però, dopo l'attacco e l'oltraggio il gesto assume altri significati. Si è realizzato un atto che potrebbe essere usato per motivi politici e religiosi con la presa del terreno, su cui è stato annunciato si sta costruendo una moschea. Può essere un atto contro il governo somalo e gli interlocutori mostrano che detto governo non ha influenza sugli affari somali. Molte famiglie che avevano i loro congiunti seppelliti nel cimitero italiano di Mogadiscio sono espatriati durante l'indipendenza della Somalia. Suggerirò un trasferimento delle ossa rimaste e qualche oggetto simbolico tipo la terra del cimitero" dice Lanata.
Gli usurpatori che controllano il luogo, intanto stanno costruendo un moschea con materiali legnosi, lo riferiscono molti corrispondenti da Mogadiscio, i lavori proseguono senza tentenamenti.
I miliziani dicono che lavorano agli ordini delle corti islamiche ma il Consiglio Clericale Somalo ha negato la sua partecipazione. Il presidente del Consiglio Sheck Nur Barod Gurhan, dice che secondo la legge islamica non si può costruire un luogo di culto senza il possesso e senza il permesso dei proprietari terrieri."Quella è proprietà italiana. Nessuno può costruire su di esso senza il permesso dell'Italia" ha detto. L'autorità del Consiglio clericale, tuttavia scorda un fatto non secondario, l'oggetto delle brame non è un semplice terreno che si potrebbe anche espropriare ma è un cimitero e se, la religione vieta tali gesti perchè non condannare il gesto? perchè un giorno ammettere e l'altro negare? perchè la gente protesta? perchè non fare il nome dell'autore, mandatario degli scagnozzi e che li paga profumatamente come hanno ammesso loro stessi. Rimane intatto il dubbio del vero mandante che sta dietro a questo infame gesto. 
Le autorità italiane poi, secondo il nostro parere, non si sono fatte sentire e non hanno fatto capire in una maniera appropriata e chiara i loro intenti successivi. Di fatto, questo atteggiamento molle determina nei profanatori la sfrontatezza di stare tranquillamente a sfidare tutti.

Ieri, abbiamo segnalato di un episodio analogo di profanazione avvenuto nel cimitero di Wardigley (muslumano) in cui è stata distrutta la tomba e il mausoleo dell'eroe e Generale somalo Daud. Oggi segnaliamo della presenza nella città di Mogadiscio e di integrità non violata del cimitero (cristiano) di guerra inglese........   un dubbio è lecito. Non scordiamo inoltre dell' altro cimitero italiano che sorge a Jowhar o Villaggio Duca degli Abruzzi dove la tomba del Duca è stata già profanata in tempi non recenti.  A margine segnaliamo che verrà tenuta a Roma una messa riparatrice della profanazione delle tombe il 4 Febbraio nella chiesa Santa Maria del Rosario in Via Cernaia, 14 alle ore 10.45, saranno presenti anche autorità governative per l'evento.
Roma 27.01.2005 - Tutto tace oggi a Mogadiscio, la situazione è di stallo ognuno rimane nelle sue posizioni. Gli uomini della milizia a guardia del cimitero e gli altri protestano. L'ultima è stata a margine della commemorazione della cacciata di Siad Barre da Mogadiscio il 26 Gennaio 1991.

La manifestazione si è tenuta nella vecchia residenza del Presidente, Villa Somalia a cura del SNA (Somali National Alliance) di Mohamed Farah Aidid, figlio di Hussen Aidid e attuale MInistro degli Interni del nuovo governo Federale di Transizione somalo. Kalif Ali Shire, uno dei responsabili SNA, è tornato a condannare i fatti avvenuti il 18 gennaio nel cimitero italiano e il vile saccheggio sui poveri resti umani del sito. Anche il Ministro ha mandato un messaggio che stigmatizzava il brutto episodio.Tuttavia un dubbio rimane dell'intera vicenda. In effetti, in quanto l'episodio è stato denunciato subito ed è cresciuta un indignazione generale in Somalia e all'estero da parte della comunità somala e non solo, per la profanazione del cimitero italiano, appare strano ciò ch'è successo. Chi aveva mire sul sito è riuscito a celarsi dietro a "presunte milizie della Corte". Le Corti islamiche non sono nominate da alte autorità teologiche, è notorio che si formano a piacere o per appartenenza di clans o altre affinità. Sicuramente si sono alienate anche il consenso popolare e sono malviste. Da questo aspetto sorge un dubbio, un dubbio che in effetti il vero mandante ha sborsato parecchio danaro per comandare e pagare le milizie, sicuramente sarà un membro della Corte o quantomeno ha affari che vengono vigilati da questi scagnozzi. In questo caso però sembra stia andando male l'intera vicenda. Va però sottolineato un aspetto: la profanazione delle tombe non è al suo primo atto a Mogadiscio. E' passato sotto silenzio che c'è già stato nel passato recente un episodio simile che ha visto tra l'altro la distruzione del mausoleo del Gen. Daud nel vecchio cimitero muslumano di Wardigley ove sono stati costruiti delle abitazioni civili. Intanto all'estero e nel paese le comunità si stanno ribellando a quanto accaduto e si stanno mandando dei segnali chiari e forti che il gesto profanatore non è stato gradito e che si temono le rappresaglie eventuali e gesti inconsulti da parte di fanatici.      Roma 26.01.2005. Cimitero italiano di Mogadiscio.

Alla fine il fatto è diventato evidente: è iniziata la costruzione di una moschea sul terreno del cimitero italiano di Mogadiscio. Stamattina sono segnalati parecchi operai all'opera per la preparazione delle fondamenta e stanno scaricando materiale edile in quantità. Alle domande rivolte ai miliziani della Corte islamica che presidiano il sito (gli operai non rispondono) hanno risposto che hanno bisogno di un luogo per pregare e che nella zona non c'era un luogo di culto di conseguenza verranno costruiti, una scuola coranica e un centro di studilA islamici .... Sheck Nur Barud il Vice Presidente della Corte Islamica ha confermato che nel sito verrà costruita una moschea, una scuola e un centro di studi islamici intanto, la gente del quartiere in cui era situato il sito non è concorde con i fatti avvenuti. Un signore che parlava a loro nome riferisce che la profanazione è una vergogna per gli usi e i costumi somali ed è religiosamente bandito un atto del genere. Come già avevamo riferito nei giorni scorsi la verità sta venendo fuori. C'è stata piena confessione da parte dei responsabili della profanazione, ora sappiamo anche anche il vero motivo della profanazione. A Mogadiscio, circa duemila persone hanno manifestato contro l'ignobile atto, li guidava il sindaco della capitale, la organizzatrice Avv. Habiba Ji'male che hanno detto come l'azione dei criminali non rappresenti la volontà della popolazione. I manifestanti scandivano slogan affinché siano puniti gli assassini del generale della polizia somala Yusuf Ahmed Sarenle (leggi l'articolo sotto). Per risposta le milizie hanno rafforzato il presidio intorno al vecchio cimitero italiano con circa sette automezzi denominati "tecniche". Non fanno avvicinare nessuno, hanno i volti coperti ed hanno approntato difese per eventuali attacchi.

L'insieme della dinamica rafforza la convinzione che questo blitz della Corte islamica di Mogadiscio, ha il preciso disegno di far passare un principio di cui sono certi i membri della Corte: l'Italia lascerà perdere il sito e non farà nessun provvedimento successivo. Gira voce che si è voluto forzare sul possesso futuro del terreno con l'immediata costruzione della moschea, prima dell'insediamento del governo provvisorio.

Le altre nazioni europee richiederanno al governo somalo di rientrare nella piena sovranità dei loro averi precedenti per l'Italia, i membri della corte, sono convinti che avranno una partita da giocare e probabilmente anche di vincere. Alcuni media somali denunciano che la comunità somala in Italia sta incontrando problemi per il gesto della Corte, per la prima volta dall'avvenimenti del fatto, il 18 Gennaio, hanno parlato due membri dell'ambasciata somala in Italia: il responsabile Abshir Osman Hersi e il Console Ahmed Sugule, che ovviamente, hanno condannato l'episodio e hanno ricordato che gli italiani poco tempo fa hanno onorato le salme dei somali morti a Lampedusa con un funerale di Stato (comunale). La nostra associazione al riguardo è ferma nella convinzione e nella posizione che abbiamo inviato al governo italiano, affinché mantenga il saldo proposito che sulla vicenda non ci saranno perdoni di alcuna sorta ne regali e, che i responsabili siano individuati e perseguiti penalmente nel momento in cui sarà possibile perseguire.   

 


 

Il Gen. Yusuf Ahmed Sarinle

 

 Poveri resti del Cimitero

Una delle salme profanate

 


Un devastatore in azione sulle lapidi   
©bbc

 

Mogadiscio 22.01.05
Un gruppo di sicari hanno ucciso il generale Yusuf Ahmed Sarinle a Mogadiscio.

Non è chiaro il movente dell'assassinio del Gen. della Polizia Yusuf Ahmed Sarinle, ma si ritiene di percorrere due ipotesi investigative. Il primo che il Gen. abbia sostenuto fortemente lo schieramento delle forze di pace straniere per poter disarmare le fazioni e le milizie, secondo perchè stava indagando sulla profanazione del cimitero italiano. I parenti del generale Sarinle, hanno detto che quattro uomini mascherati e muniti di pistole e fucili AK-47 hanno forzato l'entrata della casa
del capo della polizia, nel quartiere Wardigley verso le 8.00 ora locale di Domenica e dopo aver individuato la camera in cui riposava il generale hanno proceduto a sparare sette volte colpendole in testa e nel torace provocandone l'immediata morte. I banditi sono fuggiti con una Toyota pickup che attendeva al cancello. Insicurezza, crimine organizzato, rapimenti e la mancanza di legge e di diritti hanno raggiunto proporzioni più che allarmanti a Mogadiscio, di conseguenza questi elementi tra cui le Corti islamiche hanno e stanno cercato di estendere la loro influenza e potere in assenza di un governo, uno dei loro obiettivi dichiarati e quello di far fallire il processo di pace. Il gen. era stato nominato dal precedente Presidente del governo transitorio, Adiqassim Salad. Tuttavia è eifemistico chiamare forze di polizia quelle presenti a Mogadiscio in quanto non hanno nessun potere dissuasivo ne i mezzi neccesari, ne tantomeno una gerarchia politica a cui rispondere. I moventi come abbiamo detto sono due. Il Generale stava appoggiato la tesi che per mettere ordine e per disarmare le milizie era necessario avere l'aiuto di truppe straniere e questa è la richiesta che il nuovo presidente federale sta chiedendo ai partner internazionali in tutte le sedi delle sue visite. La seconda che il capo della polizia stava seguendo l'assunto del cimitero coloniale italiano profanato dalle milizie a Mogadiscio. Circa 700 tombe, sulle 2700 presenti nel cimitero sono state distrutte e una cinquantina di resti umani sono stati gettati in una fossa del vecchio aeroporto.
Cronologia di una menzogna

Un alto responsabile della Corte islamica di Mogadiscio, Muqtar Hagi Hamud, il 21.01.05 ha negato che le milizie islamiche erano responsabili delle profanazioni del cimitero italiano. Questo era il primo intervento di un personaggio della Corte, visto il montare dell'indignazione popolare verso il vile atto. Man mano che i giorni passano, evidentemente anche questi personaggi hanno capito di aver commesso un grave errore. Al di là delle vere intenzioni sul sito, la popolazione si è scagliata contro chi ha commesso la profanazione di poveri resti.

22.01.05 Shekh Mohamud Ali Abdi portavoce della Corte Islamica di Mogadiscio ha negato che le milizie della corte hanno compiuto lo scempio della profanazione del cimitero italiano anzi, afferma di aver avuto sentore del fatto da trasmissioni radio locali. Lo scekh, dice che il fatto per se stesso è un errore da parte di chiunque lo abbia fatto in quanto neanche la religione permette tali atti. 23.01.2005 La Corte Islamica convoca una conferenza stampa per ammettere che le milizie hanno commesso l'atto sacrilego della profanazione delle tombe. Finalmente dopo sei giorni, l'hanno ammesso, spinti anche dal montante malumore della popolazione verso l'inqualificabile gesto. La presa di posizione della società civile, dei politici e di altre personalità religiose verso la profanazione, la Corte ha finalmente ammesso che erano le sue milizie i profanatori anche se non hanno spiegato perché il fatto sia stato commesso. Nel convocare la conferenza, tuttavia, i membri della Corte hanno voluto escludere alcune testate giornalistiche e alcune emittenti radio che hanno dato fastidio denunciando le intemperie delle milizie. Intanto a Roma, il Ministro degli Affari Esteri, Gianfranco Fini, ha incaricato l'inviato straordinario del governo italiano per la Somalia, Mario Raffaelli, e il capo della delegazione diplomatica in Somalia, Francesco Lanata, di esprimere il loro sdegno alle autorità federali transitorie somale, insediate a Nairobi, per tali atti di devastazione e di richiedere alle autorità federali transitorie somale (specifichiamo che non hanno nessun potere sul territorio) di assumere ogni possibile urgente iniziativa per porre termine a tali atti di profanazione, impedire il loro ripetersi e assicurare il rispetto delle tombe del cimitero di Mogadiscio o ciò che rimane del cimitero, nulla. Di rimando il "governo somalo" ha risposto la propria indignazione dei fatti avvenuti e che il Ministro degli Interni si sarebbe premurato di "far cessare e sgomberare la zona" dalle milizie. (!)

Roma 20.01.2005 Aggiornamento Sono continuate per il terzo giorno consecutivo le profanazioni, senza che nessun intervenga a fermare lo scempio. Si sono sentite molte versioni sulla infame devastazione del cimitero italiano di Mogadiscio. Ma sono solo supposizione non veritiere. E' certo che l'atto è un diretta conseguenza della Corte islamica che si è insediata sul sito o nelle sue immediate vicinanze. Questo è un chiaro ed evidente sintomo che l'anarchia è padrona della città al di là dello strombazzamento che è stato formato un governo somalo. Il Ministro degli Interni che ha inviato le sue scuse, purtroppo non ha esercizio delle sue funzioni di Ministro degli Interni dal momento che invia le sue scuse da Nairobi.

Si è detto che l'episodio è avvenuto perché si vuole fare speculazione edilizia e che l'area sarebbe ormai completamente 'ripulita', e ne sarebbe perfino già stata avviata una sorta di parcellizzazione. Può anche essere, ma quel terreno è proprietà italiana, come lo è il terreno dell'ambasciata e del consolato. Non c'è speranza di avere una proprietà sull'area, chi ha fatto la presunta speculazione (si parla di un gruppo di commercianti associati) ha già perso i 75.000 $ già sborsati per acquistare quei terreni e i presunti 120 lotti da commercializzare. Per completezza informativa comunico che a Londra vive un avvocato che lavorava presso uno studio notarile di Mogadiscio e che ora fa parte della IASL “International Ass. of Somali Legal” che ha tutte le visure e gli atti di proprietà di Mogadiscio, tutti gli atti trascritti accuratamente fino al 1990. E' falsa anche la notizia che le ossa siano servite al gioco dei bimbi e che siano state gettate a mare ma come riportavamo nel nostro sito i resti di una 50na di salme sono state gettati nelle adiacenze del vecchio aeroporto. E' vero anche come si vede dalla foto che le lapidi sono state distrutte e i tondini, statue votive equant'altro sono stati asportati per uso edilizio.

Il silenzio della stampa e dei media italiani sull'episodio è sintomatico. Avevamo mandato una nota per far sapere l'episodio a tutte le agenzie di stampa e alle televisioni nazionali ma c'è stato un silenzio assoluto, oltretutto la notizia era verificabile fin da subito. Ne tanto meno hanno citato che per primi avevamo allertato i media sull'episodio e quanto avveniva a Mogadiscio.

Rimane l'amaro commento sull'episodio e della caduta verticale di questi fanatismi della società somala che non porta benefici a nessuno , ovviamente, ha ragione Del Boca (che ha o aveva i genitori sepolti in quel cimitero) quando dice: «I signori della guerra distrussero la città negli anni ’90, ora è toccato anche al cimitero. Un atto che fa male agli italiani, ma è il segno di come la Somalia insista nel far del male a se stessa».

La Somalia è 14 anni che si fa male e, fa male a chi l'ama, a chi conosceva la sua tolleranza culturale, della generosità della sua gente verso gli affamati, della pietà che si aveva verso i morti, di una società che non perseguiva ne mai è stata fanatica religiosamente, di belle ragazze con i capelli al vento senza imposizioni di burqa. Non c'è più niente di tutto ciò. C'è buio e non si vede la luce alla fine del tunnel, ora c'è aberrazione, soprafazione, prepotenza, mancanza di rispetto per i vivi e ora anche per i morti.

Tuttavia per dovere di correttezza va anche detto che si sta formando un coscienza per gli inqualificabili atti commessi dalle "truppe" della Corte di Giustizia islamica, che vedono in prima fila una donna, l'avv. Habiba Hagi Ji'male che sta organizzando una manifestazione nella città di Mogadiscio, contro quello che lei ritiene sia contro i dettami umani, contro i dettami della religione muslumana: la profanazione di tombe. Anche il Vice Presidente del Ministero dell'informazione il Sig. Mohamud Abdulahi Ja'ma “Sifir” (sempre da Nairobi) ha ribadito che tutto ciò è un ulteriore onta verso la religione, il costume, le usanze e che umanamente parlando è da condannare, chiunque abbia commesso tali gesti senza non pensare che la collera del governo italiano si potrebbe ripercuotere sugli aiuti che il popolo somalo si aspetta dall'Italia.(!)

Mogadiscio 19gennaio 2005

Siamo venuti a conoscenza e, siamo in grado di denunciare, di una grave ed incivile violazione del cimitero italiano di Mogadiscio avvenuta ieri 18 gennaio. Più di 700 salme sono state violate nel cimitero situato dietro al villaggio ONG di SOS Kinder, sulla vecchia strada imperiale che porta verso Balad e il villaggio Duca degli Abruzzi, Attualmente Giohar.

Il precedente cimitero italiano era situato in centro città in una collina che si affacciava sul panorama della vecchia Mogadiscio sulla strada che conduceva verso l'aeroporto internazionale. Il governo di Barre volle costruire il monumento di Dhagax Tur (il Balilla somalo) e sfrattò il cimitero negli anni 70.

Da Mogadiscio riferiscono che molti cittadini somali si sono  indignati per la profanazione e il fatto è avvenuto perché nella località in cui sorgeva il cimitero vi si è trasferita la nuova corte di giustizia. Contemporaneamente all'insediamento le milizie al seguito della corte hanno compiuto lo scempio e la distruzione del cimitero nella giornata di ieri 18.

Alcuni giornalisti locali che si sono recati sul luogo, non hanno avuto accesso al sito e la popolazione che vive vicino al cimitero ha riferito che questi individui hanno sfogato i loro insani istinti odiosi scavando le tombe, rompendo le lapidi ed infine hanno finito di sfogarsi contro i poveri resti umani.

Al colmo della loro furia distruttrice e distruttiva hanno caricato i poveri resti di una cinquantina di salme e gettato nei pressi dell'aeroporto. La popolazione ha denunciato e teme per la situazione sanitaria attinente i resti umani del cimitero italiano.

La gente comune tuttavia è indignata per tali atti barbari e incivili che non hanno niente a che fare con presunti odi acclamati o meno, circa la politica italiana ante guerra civile somala, come qualcuno suppone.

 

GM                                                                                                      Ritorna a Ancis Home

 
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