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OMMEMORAZIONE
IN OTTOBRE
Messaggi del Capo dello Stato e
del Ministro per gli Italiani nel Mondo
Al cimitero del Verano una
lapide per ricordare la profanazione delle tombe italiane a
Mogadiscio
Ciampi: “Una devastazione che
ha offeso non solo la memoria degli scomparsi ma anche il vero
spirito del popolo somalo”. Tremaglia: “In questa occasione
cerchiamo di ritrovare l’orgoglio di essere italiani”.
ROMA – “In memoria ed in
onore dei connazionali civili, militari e religiosi sepolti nel
cimitero di Mogadiscio barbaramente profanato da mani ignote nel
gennaio 2005. Il governo italiano a perenne memoria”. Queste le
parole che sono state incise sulla lapide commemorativa apposta
nel Cimitero monumentale del Verano di Roma, presso l’area su
cui si erge la grande Croce, per ricordare la distruzione, con
vanghe e badili, di circa 700 tombe di italiani, per lo più
risalenti al periodo coloniale (1908-1941), avvenuta il 15
gennaio scorso.
La cerimonia, che si è svolta
alla presenza dei rappresentanti delle associazioni italo-somale
e di un picchetto d’onore interforze, si è aperta con il
“silenzio” eseguito da un trombettiere dell’Esercito e con la
benedizione della stele di marmo da parte del cappellano della
Marina Militare Patrizio Maria Benvenuti.Dopo la deposizione di
una corona d’alloro del Ministro per gli Italiani nel mondo, il
Presidente della Commissione Difesa della Camera Luigi Ramponi,
che ha rivolto a nome tutti i partecipanti un pensiero deferente
ai famigliari colpiti dalle profanazioni, ha letto il messaggio
del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel quale
si sottolinea la barbarie di questa aggressione messa in atto
contro le tombe dei nostri connazionali. “Quella devastazione,
perpetuata contro le spoglie di italiani che vissero in Somalia
come in una seconda patria, - scrive infatti Ciampi - ha offeso
e ferito non solo la nostra coscienza e la memoria degli
scomparsi, ma anche il vero spirito del popolo somalo e le
antiche relazioni tra il nostro Paese e quella Nazione. L’Italia
- prosegue il Capo dello Stato auspicando la pacificazione di
questa terra martoriata dalla guerra civile - rinnova il proprio
impegno nell’ambito della comunità internazionale a sostegno
della stabilizzazione e ricostruzione della Somalia, affinché
l’amico popolo somalo possa riprendere la via della coesistenza
pacifica e dello sviluppo”.
Sandro Maria Siggia, Capo di
gabinetto del Ministro per gli Italiani nel mondo, ha letto il
messaggio di Mirko Tremaglia nel quale si esprime sdegno per una
profanazione “che ha indignato la nostra coscienza nazionale ed
offeso nel profondo i tanti compatrioti che si sono stabiliti in
quella terra e che onorano i loro cari defunti che lì riposano”.
“Nell’imminenza del tragico
gesto – ha poi ricordato Tremaglia che nel corso della sua
visita in Eritrea dello scorso anno aveva reso omaggio alla
tomba del padre Luigi sepolto nel cimitero militare di Asmara -
ho condannato con fermezza “quell’ignobile delitto, espressione
di menti scellerate, nemiche della pacificazione e della
stabilizzazione della Somalia. Non tanto nemiche degli italiani
– ha proseguito il Ministro - che portarono in quelle terre
progresso e civiltà, quanto interessate a mantenere il Corno
d’Africa in uno stato d’anarchia incontrollabile, scoraggiando
chi si impegna per dare dignità e speranza al popolo somalo”.
Tremaglia ha poi sottolineato
come la lapide commemorativa serva a non dimenticare i tanti
italiani che morirono lontani dall’Italia. Connazionali che
avevano lasciato
la Patria
per cercare fortuna, per dovere militare o per missione
pastorale. Il Ministro ha inoltre ringraziato gli ordini
religiosi e le organizzazioni, come ad esempio l’Associazione
Amici della Somalia, il Forum Italia-Somalia e le associazioni
dei Reduci Rimpatriati d’Africa, dei Mutilati e Invalidi di
Guerra e della Comunità Italo-Somala, che hanno dato la loro
adesione alla cerimonia. “In questa occasione - ha concluso
Tremaglia - che celebra un triste momento per i nostri
connazionali cerchiamo di ritrovare l’orgoglio di essere
italiani, forti delle nostre tradizioni che da sempre ci
accompagnano”. Alla solenne cerimonia, a cui era presente anche
il Capo della Segreteria del Ministro Tremaglia Carlo Ciofi,
hanno inoltre partecipato il Vicepresidente della Commissione
Difesa del Senato Mario Palombo e il Comandante militare della
Capitale generale Giuseppe Morea. (Goffredo Morgia-Inform)
Roma 11.02.2005 E'
sceso l'oblio sulla vicenda del cimitero, dopo la prima ondata
d'indignazione è stato calato un velo, anche mediatico. Rimane
il nostro dolore per la vicenda. Questo e sintomatico della
nostra denuncia sull'abbandono della politica italiana verso la
Somalia. Di questi tempi in cui è di moda il revanscismo e il
revisionismo storico stranamente si tende a scordare la storia
coloniale, le sue conseguenze, le sue miserie, le sue glorie. E'
un peccato, che oggi si paga sulle ossa di poveri defunti.
L'attivismo in "politica estera", le mistificazioni mediatiche,
la globazzizazione, la giornata della memoria etc ci portano a
non poter difendere la vera MEMORIA
di questa gente che riposava eternamente. Ricordiamoci non come
hanno fatto i giornali con poche righe relegate nelle pagine
interne o come il tg2 della rai delle ore 13.00 p.m. (l'unico in
Italia)che ha mostrato la messa riparatrice per 33 (trantatre)
secondi e la notizia successiva sulla moda durata per 3/4
minuti.
Non possiamo più dire "non
sapevamo" e sottrarci così alle nostra responsabilità, il 10
Febbario è anche la nostra
giornata della memoria,
un caro ricordo ai nostri ragazzi e ragazzi ivi seppelliti:
Roma 04.02.05. Stamane
alle ore 11.00 si è tenuta la funzione religiosa, funziona
terminata qualche minuto fa, presso la Chiesa S.Maria del
Rosario di Roma. La funzione riparatrice ha avuto un momenti di
commozione nelle persone presenti al rito: Ha partecipato per il
governo italiano il Ministro degli italiani all'Estero, Mirko
Tremaglia, per il Governo di Transizione Federale Somalo era
presente il Vice Ministro della Sanità, il sig.
Osman M. Dufle, inoltre
associazione somale da Firenze e Roma. L'Ancis era rappresentata
da un Consigliere del Consiglio Direttivo. Presente anche il Forum Italia-Somalia e tante
persone che hanno legami, amicizia e ricordi in Somalia hanno
presenziato alla messa. Nell'omelia è stato proposto di creare
un ossario per poter tumulare i poveri resti.
Roma 03.02.05 Il 29 pomeriggio presso il
cimitero italiano si è svolta una manifestazione e una cerimonia
religiosa con la partecipazione di centinaia di persone.
Un momento della
manifestazione a sostegno della Corte islamica, nel
palco hanno i volti coperti.
Le
donne erano separate dagli uomini, c'erano molti miliziani
travestiti e mascherati in faccia, serpeggiava una sottile paura
tra i manifestanti - alcuni miliziani presidiavano il cimitero, altri erano
mischiati alla gente e altri ancora dietro
ai manifestanti -. Ha arringato la folla uno dei membri della
Corte Islamica di Mogadiscio, Sheck Nur Moalim Abdurahman, che
nella sua foga oratoria ha voluto che la gente distruggesse
tutti i cimiteri cristiani presenti in Somalia e di gettare le
ossa degli infedeli nelle discariche. Ha incitato la folla
spingendo su fattori religiosi, retorica, falsità storiche e
assurde amenità tipo: "hanno o non hanno una sacralità le ossa
degli infedeli? No! non hanno una sacralità e non meritano
rispetto, bisogna allontanarsene e distruggerle".
Un altro momento
della manifestazione, notare l'uomo armato mascherato che
controlla dal muro del cimitero
Ai vari giornalisti somali
presenti alla manifestazione è stato proibito di fotografare il
cimitero e specialmente in modo categorico è stato proibito
riprendere il "sant'uomo". Comunque sia, ai
giornalisti la cosa è apparsa come una farsa congegnata per far
passare una tesi religiosa inesistente ed è apparsa che la gente
era lì presente per curiosità, per sapere cosa stesse succedendo
e pochi erano i seguaci della messa in scena che era evidente
con l'imposizione della separazione tra donne e uomini.
Nell'aringa Scheck Nur ha esortato e sollecitato i presenti ad
iniziare una raccolta di danaro per costruire una moschea nel
cimitero ed ha promesso che per Venerdì 4 Febbraio,
in concomitanza della Messa riparatrice per il cimitero che si
terrà a Roma, Sceck Nur farà un altra manifestazione ancora più
grande per disacrare e continuare l'opera della Corte Islamica
di Mogadiscio.
La lapide dei caduti
di guerra, si leggono i nomi di:
Tutto ciò appare in aperto contrasto e di
sottoscrizione di un atto ostile verso il Governo di Transizione
e contro le affermazioni del Primo Ministro che aveva annunciato
che il suo esecutivo avrebbe perseguito gli autori della
profanazione e sarebbe andato in fondo alla faccenda nominando
espressamente per le indagini di tali atti il Gen. Mohamed Nur
Galaal.
Comunque il tutto appare difforme negli intenti tra il fatto della distruzione della
Cattedrale di Mogadiscio e quella del cimitero. La Cattedrale fu
distrutta dalle cannonate e dalle granate durante la prima fase
della guerra civile quella del cimitero è un chiaro atto ostile.
Roma
31.01.2005 L'Italia e il cimitero di Mogadiscio.
Il 29 mattina, prima della sua partenza per la Nigeria il
Presidente del Governo di Transizione Federale Abdullahi Yusuf
ha avuto un incontro con il Primo Ministro Ghedi e il Ministro
degli interni Hussein Aidid per decidere della richiesta
avanzata da Francesco Lanata affinchè vengano riuniti le ossa
del cimitero e sulla sorte in generale dei poveri resti del
cimitero italiano. L'Italia con Lanata e dietro richiesta del
Ministero degli Esteri ha chiesto di poter riunire questi resti
e una sicurezza garantita per il resto delle tombe ancora non
profanate.Nel caso non fosse possibile avere queste certezze
l'Italia chiede il rientro di tutte le salme del cimitero per
seppellirle in Italia. A margine di questa richiesta, noi
riteniamo sia errato voler portare le salme in Italia.
Storicamente, umanamente e per principio queste tombe e il loro
contenuto sono legate alla Somalia, sono legate al sacrificio,
appunto degli italiani, che in quella terra oggi così lontana
sono morti.
In quelle tombe riposano i resti di molti italosomali che in
quella terra sono nati da madri somale; in quella terra riposano
molti missionari che hanno vissuto per la Somalia.
In quella terra giacciono molti coloni che hanno fatto la storia
recente dell'Italia e della Somalia. Notiamo e vediamo un lento
disimpegno dell'Italia verso la Somalia, e sostanzialmente
prendiamo anche atto che l'Italia ha declinato di coniugare
compiutamente verso la sua storia coloniale (mai citata nei
libri di storia, mai affrontata seriamente).
Orgogliosamente noi siamo parte, anche se critica, di quella
storia, non va tollerato, anche se è comprensibile dopo
quello ch'è successo, uno atto unilaterale di sradicamento del
cimitero. Insistiamo sul fatto che l'Italia deve porre in essere
quei passi fermi e decisi affinché il governo somalo adempia al
rispetto delle sue responsabilità verso le proprietà altrui.
L'episodio per se stesso si commenta da solo e tal proposito
mettiamo nel nostro sito alcune immagini, di cui c'e ne scusiamo
per la loro crudezza, e che dimostrano le barbarie commesse nel
cimitero di Mogadiscio. C'e ne scusiamo ma sono dovute per
comprendere dove è arrivata la bestialità di questi individui.
Roma 28.01.2005 L'Italia e il cimitero disacrato in Somalia.
Francesco Lanata, l'incaricato speciale per gli affari
diplomatici italiani per la Somalia afferma che l'Italia sta
studiando la possibilità di portare a casa i poveri resti del
cimitero italiano di Mogadiscio, follemente dissacrato da
"presunti sgherri" della Corte islamica. Lanata ha descritto la
distruzione del cimitero come atto barbaro e ha apprezzato che
molti somali hanno protestato contro il fatto. 700 tombe sono
state distrutte sulle 2400 totali del cimitero, e il loro
contenuto è stato buttato altrove. L'incaricato dell'Italia in
Somalia continua che l'atto, inizialmente sembrava un gesto per
il controllo dei terreni ove sorge il cimitero, poi si è
evidenziato che il gesto è politico ed è rivolto contro le
autorità e il governo somalo appena costituito a Nairobi.
Oltretutto, Domenica passata, il capo della polizia della città
di Mogadiscio incaricato delle indagini sul cimitero profanato è
stato ucciso da un comando di sicari nella sua casa.Attacco politico
"Inizialmente
sembrava fosse un atto opportunistico sui terreni. I terreni
edilizi a Mogadiscio sono alle stelle e crescono ogni giorno di
valore e, a giorni il governo dovrebbe tornare a Mogadiscio da
Nairobi. Può essere un atto contro il governo somalo da parte di
elementi che non hanno nessuna intenzione di mollare la presa
anarchica in cui hanno gettato il paese. Il nuovo governo
federale di transizione somalo è stato costituito e si
trasferirà a Mogadiscio dal Kenia il 1 febbraio. Però, dopo
l'attacco e l'oltraggio il gesto assume altri significati. Si è
realizzato un atto che potrebbe essere usato per motivi politici
e religiosi con la presa del terreno, su cui è stato annunciato
si sta costruendo una moschea. Può essere un atto contro il
governo somalo e gli interlocutori mostrano che detto governo
non ha influenza sugli affari somali. Molte famiglie che avevano
i loro congiunti seppelliti nel cimitero italiano di Mogadiscio
sono espatriati durante l'indipendenza della Somalia. Suggerirò
un trasferimento delle ossa rimaste e qualche oggetto simbolico
tipo la terra del cimitero" dice Lanata.
Gli usurpatori che controllano il luogo, intanto stanno
costruendo un moschea con materiali legnosi, lo riferiscono
molti corrispondenti da Mogadiscio, i lavori proseguono senza
tentenamenti.
I miliziani dicono che lavorano agli ordini delle corti
islamiche ma il Consiglio Clericale Somalo ha negato la sua
partecipazione. Il presidente del Consiglio Sheck Nur Barod
Gurhan, dice che secondo la legge islamica non si può costruire
un luogo di culto senza il possesso e senza il permesso dei
proprietari terrieri."Quella è proprietà italiana. Nessuno può
costruire su di esso senza il permesso dell'Italia" ha detto.
L'autorità del Consiglio clericale, tuttavia scorda un fatto non
secondario, l'oggetto delle brame non è un semplice terreno che
si potrebbe anche espropriare ma è un cimitero e se, la
religione vieta tali gesti perchè non condannare il gesto?
perchè un giorno ammettere e l'altro negare? perchè la gente
protesta? perchè non fare il nome dell'autore, mandatario degli
scagnozzi e che li paga profumatamente come hanno ammesso loro
stessi. Rimane intatto il dubbio del vero mandante che sta
dietro a questo infame gesto.
Le autorità italiane poi, secondo il nostro parere, non si sono
fatte sentire e non hanno fatto capire in una maniera
appropriata e chiara i loro intenti successivi. Di fatto, questo
atteggiamento molle determina nei profanatori la sfrontatezza di
stare tranquillamente a sfidare tutti.
Ieri, abbiamo
segnalato di un episodio analogo di profanazione avvenuto nel
cimitero di Wardigley (muslumano) in cui è stata distrutta la
tomba e il mausoleo dell'eroe e Generale somalo Daud. Oggi
segnaliamo della presenza nella città di Mogadiscio e di
integrità non violata del cimitero (cristiano) di guerra
inglese........ un dubbio è lecito. Non scordiamo
inoltre dell' altro cimitero italiano che sorge a Jowhar o
Villaggio Duca degli Abruzzi dove la tomba del Duca è stata già
profanata in tempi non recenti. A margine segnaliamo che
verrà tenuta a Roma una messa riparatrice della profanazione
delle tombe il 4 Febbraio nella chiesa Santa Maria del Rosario
in Via Cernaia, 14 alle ore 10.45, saranno presenti anche
autorità governative per l'evento.
Roma 27.01.2005 -
Tutto tace oggi
a Mogadiscio, la situazione è di stallo ognuno rimane nelle sue
posizioni. Gli uomini della milizia a guardia del cimitero e gli
altri protestano. L'ultima è stata a margine della
commemorazione della cacciata di Siad Barre da Mogadiscio il 26
Gennaio 1991.
La
manifestazione si è tenuta nella vecchia residenza del
Presidente, Villa Somalia a cura del SNA (Somali National
Alliance) di Mohamed Farah Aidid, figlio di Hussen Aidid e
attuale MInistro degli Interni del nuovo governo Federale di
Transizione somalo.
Kalif Ali Shire, uno dei responsabili SNA, è tornato a
condannare i fatti avvenuti il 18 gennaio nel cimitero italiano
e il vile saccheggio sui poveri resti umani del sito. Anche il
Ministro ha mandato un messaggio che stigmatizzava il brutto
episodio.Tuttavia
un dubbio rimane dell'intera vicenda. In effetti, in quanto
l'episodio è stato denunciato subito ed è cresciuta un
indignazione generale in Somalia e all'estero da parte della
comunità somala e non solo, per la profanazione
del cimitero italiano, appare strano ciò ch'è successo. Chi
aveva mire sul sito è riuscito a celarsi dietro a "presunte
milizie della Corte". Le Corti islamiche non sono nominate da
alte autorità teologiche, è notorio che si formano a piacere o
per appartenenza di clans o altre affinità. Sicuramente si sono
alienate anche il consenso popolare e sono malviste. Da questo
aspetto sorge un dubbio, un dubbio che in effetti il vero
mandante ha sborsato parecchio danaro per comandare e pagare le
milizie, sicuramente sarà un membro della Corte o quantomeno ha
affari che vengono vigilati da questi scagnozzi. In questo caso
però sembra stia andando male l'intera vicenda. Va però
sottolineato un aspetto: la profanazione delle tombe non è al
suo primo atto a Mogadiscio. E' passato sotto silenzio che c'è
già stato nel passato recente un episodio simile che ha visto
tra l'altro la distruzione del mausoleo del Gen. Daud nel
vecchio cimitero muslumano di Wardigley ove sono stati costruiti
delle abitazioni civili.
Intanto all'estero e nel
paese le comunità si stanno ribellando a quanto accaduto e si
stanno mandando dei segnali chiari e forti che il gesto
profanatore non è stato gradito e che si temono le rappresaglie
eventuali e gesti inconsulti da parte di fanatici.
Roma 26.01.2005. Cimitero italiano di
Mogadiscio.
Alla fine il fatto è diventato evidente: è iniziata la
costruzione di una moschea sul terreno del cimitero italiano di
Mogadiscio. Stamattina sono segnalati parecchi operai all'opera per la
preparazione delle fondamenta e stanno scaricando materiale
edile in quantità. Alle domande rivolte ai miliziani
della Corte islamica che presidiano il sito (gli operai non
rispondono) hanno risposto che hanno bisogno di un
luogo per pregare e che nella zona non c'era un luogo di culto
di conseguenza verranno costruiti, una scuola coranica e un
centro di studilA islamici .... Sheck Nur Barud il Vice Presidente della
Corte Islamica ha confermato che nel sito verrà costruita una
moschea, una scuola e un centro di studi islamici intanto, la gente del quartiere in cui era situato il
sito non è concorde con i fatti avvenuti. Un signore che parlava
a loro nome riferisce che la profanazione è una vergogna per gli
usi e i costumi somali ed è religiosamente bandito un atto del
genere.
Come già
avevamo riferito nei giorni scorsi la verità sta venendo fuori.
C'è stata piena confessione da parte dei responsabili della
profanazione, ora sappiamo anche anche il vero motivo della
profanazione. A Mogadiscio,
circa duemila persone hanno manifestato contro l'ignobile atto,
li guidava il sindaco
della capitale, la organizzatrice Avv. Habiba Ji'male che hanno
detto come l'azione dei criminali non rappresenti la volontà
della popolazione. I manifestanti scandivano slogan affinché siano
puniti gli assassini del generale della polizia somala Yusuf
Ahmed Sarenle (leggi l'articolo sotto).
Per risposta le
milizie hanno rafforzato il presidio intorno al vecchio cimitero
italiano con circa sette automezzi denominati "tecniche". Non
fanno avvicinare nessuno, hanno i volti coperti ed hanno
approntato difese per eventuali attacchi.
L'insieme della
dinamica rafforza la convinzione che questo blitz della
Corte islamica di Mogadiscio, ha il preciso disegno di far
passare un principio di cui sono certi i membri della Corte: l'Italia lascerà perdere
il sito e non farà nessun provvedimento successivo. Gira voce
che si è voluto forzare sul possesso futuro del terreno con l'immediata
costruzione della moschea, prima dell'insediamento del governo
provvisorio.
Le altre
nazioni europee richiederanno al governo somalo di rientrare
nella piena sovranità dei loro averi precedenti per l'Italia, i membri
della corte, sono convinti che avranno una partita da giocare e
probabilmente anche di vincere. Alcuni media somali denunciano
che la comunità somala in Italia sta incontrando problemi per il
gesto della Corte, per la prima volta dall'avvenimenti del fatto,
il 18 Gennaio, hanno parlato due membri dell'ambasciata somala
in Italia: il responsabile Abshir Osman Hersi e il Console Ahmed Sugule, che ovviamente,
hanno condannato l'episodio e hanno ricordato che gli italiani
poco tempo fa hanno onorato le salme dei somali morti a
Lampedusa con un funerale di Stato (comunale). La nostra
associazione al riguardo è ferma nella convinzione e nella
posizione che
abbiamo inviato al governo italiano, affinché mantenga il
saldo proposito che sulla vicenda non ci saranno perdoni di
alcuna sorta ne regali e, che i responsabili siano individuati e perseguiti
penalmente nel momento in cui sarà possibile perseguire.
Mogadiscio 22.01.05 Un gruppo di sicari hanno ucciso il generale Yusuf Ahmed
Sarinle a Mogadiscio.
Non è chiaro il movente
dell'assassinio del Gen. della Polizia Yusuf Ahmed Sarinle, ma
si ritiene di percorrere due ipotesi investigative. Il primo che
il Gen. abbia sostenuto fortemente lo schieramento delle forze
di pace straniere per poter disarmare le fazioni e le milizie,
secondo perchè stava indagando sulla profanazione del cimitero
italiano. I parenti del generale Sarinle, hanno detto che
quattro uomini mascherati e muniti di pistole e fucili AK-47
hanno forzato l'entrata della casa
del capo della polizia, nel quartiere Wardigley verso le 8.00
ora locale di Domenica e dopo aver individuato la camera in cui
riposava il generale hanno proceduto a sparare sette volte
colpendole in testa e nel torace provocandone l'immediata morte.
I banditi sono fuggiti con una Toyota pickup che attendeva al
cancello. Insicurezza, crimine organizzato, rapimenti e la
mancanza di legge e di diritti hanno raggiunto proporzioni più
che allarmanti a Mogadiscio, di conseguenza questi elementi tra
cui le Corti islamiche hanno e stanno cercato di estendere la
loro influenza e potere in assenza di un governo, uno dei loro
obiettivi dichiarati e quello di far fallire il processo di
pace. Il gen. era stato nominato dal precedente Presidente del
governo transitorio, Adiqassim Salad. Tuttavia è eifemistico
chiamare forze di polizia quelle presenti a Mogadiscio in quanto
non hanno nessun potere dissuasivo ne i mezzi neccesari, ne
tantomeno una gerarchia politica a cui rispondere. I moventi
come abbiamo detto sono due. Il Generale stava appoggiato la
tesi che per mettere ordine e per disarmare le milizie era
necessario avere l'aiuto di truppe straniere e questa è la
richiesta che il nuovo presidente federale sta chiedendo ai
partner internazionali in tutte le sedi delle sue visite. La
seconda che il capo della polizia stava seguendo l'assunto del
cimitero coloniale italiano profanato dalle milizie a
Mogadiscio. Circa 700 tombe, sulle 2700 presenti nel cimitero
sono state distrutte e una cinquantina di resti umani sono stati
gettati in una fossa del vecchio aeroporto.
Cronologia di una menzogna
Un alto responsabile della Corte islamica di Mogadiscio,
Muqtar Hagi Hamud, il 21.01.05 ha negato che le
milizie islamiche erano responsabili delle profanazioni del
cimitero italiano. Questo era il primo intervento di un
personaggio della Corte, visto il montare dell'indignazione
popolare verso il vile atto. Man mano che i giorni passano,
evidentemente anche questi personaggi hanno capito di aver
commesso un grave errore. Al di là delle vere intenzioni sul
sito, la popolazione si è scagliata contro chi ha commesso la
profanazione di poveri resti.
22.01.05Shekh Mohamud Ali Abdi portavoce della
Corte Islamica di Mogadiscio ha negato che le milizie della
corte hanno compiuto lo scempio della profanazione del cimitero
italiano anzi, afferma di aver avuto sentore del fatto da
trasmissioni radio locali. Lo scekh, dice che il fatto per se
stesso è un errore da parte di chiunque lo abbia fatto in quanto
neanche la religione permette tali atti. 23.01.2005 La
Corte Islamica convoca una conferenza stampa per ammettere che
le milizie hanno commesso l'atto sacrilego della profanazione
delle tombe. Finalmente dopo sei giorni, l'hanno ammesso, spinti
anche dal montante malumore della popolazione verso
l'inqualificabile gesto. La presa di posizione della società
civile, dei politici e di altre personalità religiose verso la
profanazione, la Corte ha finalmente ammesso che erano le sue
milizie i profanatori anche se non hanno spiegato perché il
fatto sia stato commesso. Nel convocare la conferenza, tuttavia,
i membri della Corte hanno voluto escludere alcune testate
giornalistiche e alcune emittenti radio che hanno dato fastidio
denunciando le intemperie delle milizie. Intanto a Roma, il
Ministro degli Affari Esteri, Gianfranco Fini, ha incaricato
l'inviato straordinario del governo italiano per la Somalia,
Mario Raffaelli, e il capo della delegazione diplomatica in
Somalia, Francesco Lanata, di esprimere il loro sdegno alle
autorità federali transitorie somale, insediate a Nairobi, per
tali atti di devastazione e di richiedere alle autorità federali
transitorie somale (specifichiamo che non hanno nessun potere
sul territorio) di assumere ogni possibile urgente iniziativa
per porre termine a tali atti di profanazione, impedire il loro
ripetersi e assicurare il rispetto delle tombe del cimitero di
Mogadiscio o ciò che rimane del cimitero, nulla. Di rimando il
"governo somalo" ha risposto la propria indignazione dei fatti
avvenuti e che il Ministro degli Interni si sarebbe premurato di
"far cessare e sgomberare la zona" dalle milizie. (!)
Roma 20.01.2005
Aggiornamento
Sono continuate
per il terzo giorno consecutivo le profanazioni, senza che
nessun intervenga a fermare lo scempio. Si sono sentite molte
versioni sulla infame devastazione del cimitero italiano di
Mogadiscio. Ma sono solo supposizione non veritiere. E' certo
che l'atto è un diretta conseguenza della Corte islamica che si
è insediata sul sito o nelle sue immediate vicinanze. Questo è
un chiaro ed evidente sintomo che l'anarchia è padrona della
città al di là dello strombazzamento che è stato formato un
governo somalo. Il Ministro degli Interni che ha inviato le sue
scuse, purtroppo non ha esercizio delle sue funzioni di Ministro
degli Interni dal momento che invia le sue scuse da Nairobi.
Si è detto che
l'episodio è avvenuto perché si vuole fare speculazione edilizia
e che l'area
sarebbe ormai completamente 'ripulita', e ne sarebbe perfino già
stata avviata una sorta di parcellizzazione. Può anche essere,
ma quel terreno è proprietà italiana, come lo è il terreno
dell'ambasciata e del consolato. Non c'è speranza di avere una
proprietà sull'area, chi ha fatto la presunta speculazione (si
parla di un gruppo di commercianti associati) ha già perso i 75.000 $ già
sborsati per acquistare quei terreni e i presunti 120 lotti da
commercializzare. Per completezza informativa
comunico che a Londra vive un avvocato che lavorava presso uno
studio notarile di Mogadiscio e che ora fa parte della
IASL “International Ass. of Somali
Legal” che ha tutte
le visure e gli atti di proprietà di Mogadiscio, tutti gli atti trascritti
accuratamente fino al 1990. E' falsa anche la notizia che le
ossa siano servite al gioco dei bimbi e che siano state gettate
a mare ma come riportavamo nel nostro sito i
resti di una 50na di salme sono state gettati nelle adiacenze
del vecchio aeroporto. E' vero anche come si vede dalla foto che
le lapidi sono state distrutte e i tondini, statue votive
equant'altro sono stati asportati per uso edilizio.
Il silenzio
della stampa e dei media italiani sull'episodio è sintomatico.
Avevamo mandato una nota per far sapere l'episodio a tutte le
agenzie di stampa e alle televisioni nazionali ma c'è stato un silenzio
assoluto, oltretutto la notizia era verificabile fin da subito.
Ne tanto meno hanno citato che per primi avevamo allertato i media sull'episodio
e quanto avveniva a Mogadiscio.
Rimane l'amaro commento
sull'episodio e della caduta verticale di questi fanatismi della
società somala che non porta benefici a nessuno ,
ovviamente, ha ragione Del Boca (che ha o aveva i genitori
sepolti in quel cimitero) quando dice:
«I
signori della guerra distrussero la città negli anni ’90, ora è
toccato anche al cimitero.
Un atto che fa male agli italiani, ma è il segno di
come la Somalia insista nel far del male a se stessa».
La Somalia è 14
anni che si fa male e, fa male a chi l'ama, a chi conosceva la
sua tolleranza culturale, della generosità della sua gente verso
gli affamati, della pietà che si aveva verso i morti, di una
società che non perseguiva ne mai è stata fanatica
religiosamente, di belle ragazze con i capelli al vento senza
imposizioni di burqa. Non c'è più niente di tutto ciò. C'è buio
e non si vede la luce alla fine del tunnel, ora c'è aberrazione,
soprafazione, prepotenza, mancanza di rispetto per i vivi e ora
anche per i morti.
Tuttavia per
dovere di correttezza va anche detto che si sta formando un
coscienza per gli inqualificabili atti commessi dalle "truppe"
della Corte di Giustizia islamica, che vedono in prima fila una
donna, l'avv. Habiba Hagi Ji'male che sta organizzando una
manifestazione nella città di Mogadiscio, contro quello che lei
ritiene sia contro i dettami umani, contro i dettami della
religione muslumana: la profanazione di tombe. Anche il Vice
Presidente del Ministero dell'informazione il Sig.
Mohamud Abdulahi Ja'ma “Sifir”
(sempre da Nairobi) ha ribadito che tutto ciò è un ulteriore
onta verso la religione, il costume, le usanze e che umanamente
parlando è da condannare, chiunque abbia commesso tali gesti
senza non pensare che la collera del governo italiano si
potrebbe ripercuotere sugli aiuti che il popolo somalo si
aspetta dall'Italia.(!)
Mogadiscio 19gennaio 2005
Siamo venuti a conoscenza e, siamo in grado di denunciare, di una grave ed incivile violazione del cimitero
italiano di Mogadiscio avvenuta ieri 18 gennaio. Più di 700
salme sono state violate nel cimitero situato dietro al
villaggio ONG di SOS Kinder, sulla vecchia strada imperiale
che porta verso Balad e il villaggio Duca degli Abruzzi, Attualmente
Giohar.
Il precedente cimitero italiano era situato in centro
città in una collina che si affacciava sul panorama della
vecchia
Mogadiscio sulla strada che conduceva verso l'aeroporto
internazionale.
Il governo di Barre volle costruire il monumento di Dhagax
Tur (il Balilla somalo) e sfrattò il cimitero negli anni
70.
Da Mogadiscio riferiscono che molti cittadini somali si sono
indignati per la profanazione e il fatto è avvenuto perché nella
località in cui sorgeva il cimitero vi si è trasferita la nuova
corte di giustizia. Contemporaneamente all'insediamento le
milizie al seguito della corte hanno compiuto lo scempio e la
distruzione del cimitero nella giornata di ieri 18.
Alcuni giornalisti locali che si sono recati sul luogo, non
hanno avuto accesso al sito e la popolazione che vive vicino al
cimitero ha riferito che questi individui hanno sfogato i loro
insani istinti odiosi scavando le tombe, rompendo le lapidi ed
infine hanno finito di sfogarsi contro i poveri resti umani.
Al colmo della loro furia distruttrice e distruttiva hanno
caricato i poveri resti di una cinquantina di salme e gettato
nei pressi dell'aeroporto. La popolazione ha denunciato e teme
per la situazione sanitaria attinente i resti umani del cimitero
italiano.
La gente comune
tuttavia è indignata per tali atti barbari e incivili che non
hanno niente a che fare con presunti odi acclamati o meno, circa
la politica italiana ante guerra civile somala, come qualcuno
suppone.