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La nefasta influenza della politica etiope nel Corno d’Africa.
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L'Ogaden e la Somalia i veri obiettivi dell’egemonia etiope nel Corno d'Africa Da sempre l’Etiopia si comporta e si muove come nemico della Somalia. L’Abissinia è un nemico spietato dell’unità dello stato Somalo, in quanto non accettando un ritorno alla normalità dello stato somalo, attua un passo fondamentale per la sua sicurezza interna. Contemporaneamente, però, ha libertà d’azione nella provincia dell’Ogaden. La politica etiope, in modo particolare in questo frangente, ma da sempre, punta sul “divide et impera” dei somali. Tale procedimento strategico nel passato aveva poche speranze di successo, ora questa tecnica paga; il vistoso risultato è visibile: sono dodici anni (si va per il tredicesimo) che lo stato somalo si è dissolto e, a breve non ci sono soluzioni di un ritorno alla normalità della Somalia. L'Etiopia, ha puntato vistosamente sull’alimentazione dell’odio facendo leva sull’animosità e incuneandosi abilmente fra le differenze dialettiche dei vari clan somali aizzandoli gli uni contro gli altri. Bisogna ammettere che, in questa debolezza caratteriale somala, gli abissini hanno colto l’arma vincente che tuttavia, almeno nel passato, trasformava le animosità interne, le quali erano superate nel momento in cui i somali prendevano coscienza delle minacce etiopi e miracolosamente facevano fronte comune contro il nemico di sempre: il “xabashi”, l'abissino. Era l'unico collante che univa i somali, pare però che anche questa prerogativa dei somali si sia dissolta assieme alle assurdità in atto nel paese. Una colpa da addossare ai "economics war lords" che hanno distrutto e continuano a distruggere la Somalia. La coscienza somala è anestetizzata totalmente.
L’Etiopia è uno dei principali animatori dell’Igad (Inter Governmental Authority on Development), che ha organizzato il Congresso di Riconciliazione in corso a Eldoret in Kenya. Chiaramente l’Etiopia, nel contesto del Congresso, adotta e applica le strategie della sua politica, cioè il suddetto, “divide et impera” ma, con un’aggravante, essa tiene a libro paga una buona fetta di “warlords” che partecipano al Congresso di Riappacificazione fornendo armi, contribuendo alla devastazione e alla destabilizzazione della Somalia. La guerra civile somala, ovviamente di suo, ha fornito alla controparte etiope un'occasione unica di rivincita per le cocenti umiliazioni e per le sconfitte subite sul campo da parte dell’esercito regolare somalo nelle plurime guerre tra Etiopia e Somalia. In questo caso l’occasione strategica della politica abissina è unica: è a costo irrisorio, non ha umiliazioni né perdite militari, ha libero accesso per massacrare la popolazione civile dell’Ogaden. Il sostenere sapientemente da parte del governo etiope il fertile terreno dell’avidità e della bramosia di potere dei fantocci denominati “signori della guerra” che sono sponsorizzati a dozzine è la carta vincente, tutto ciò ovviamente rende felice e trionfante il regime di Meles Zenawi. Incredibile ma vero, attualmente i primi nemici dell’Ogaden sono somali: Abdullahi Yusuf, Shatigaduud, Morgan, Yalahow, Aydid etc e con loro tutti coloro che usufruiscono degli aiuti di Addis Abeba. Costoro stanno aiutando a massacrare la popolazione della regione somala dell’Ogaden. Non sembra vero, ma si è materializzato l’obiettivo di smantellare il baluardo del pansomalismo e la posizione dello scomodo rivale e nello stesso momento l’Etiopia si sta assicurando e ha di fatto sotto controllo i futuri assetti politici della Somalia. Vediamo le contrapposizioni partendo da aspetti storici. La regione OGADEN nella saga della Somalia. La provincia era parte integrante del territorio somalo, prima che fosse ceduta al re etiope Menelik II, che nel 1887 andò a Berlino a mendicare presso le grandi potenze uno sbocco verso il mare. I tre firmatari Italia, Gran Bretagna e Francia durante gli anni 1884-1886 cedettero l'Ogaden a titolo di gratificazione all’Etiopia per non aver ostacolato la ricerca delle concessioni territoriali nel corno d'Africa. L’impero Ottomano attraverso il Khedive dell’Egitto esercitava una sorta di potere coloniale sul territorio, tra cui i tre sultanati di Obbia, della Migiurtinia e Zanzibar. Nel 1882, lo Stato italiano decise di rilevare alcune aree per iniziare la sua conquista coloniale, cominciando dall’Eritrea (che sarà colonia l'1/1/1890). In ordine temporale, Giuseppe Candeo- è a lui che si deve la conoscenza dell'Ogaden e la compilazione della grande carta della stessa regione - nel 1891 con Baudi di Vesme fece un viaggio di esplorazione nella Somalia centrale. Giunto a Harar, il 22 maggio fu imprigionato per ordine del Ras Makonnen e il giorno dopo Baudi di Vesme seguì la stessa sorte, in seguito ambedue furono espulsi. L'Italia, dopo la pace dell'ottobre del 1896, che cancellò per sempre il Trattato di Uccialli, che annullava ogni pretesa di protettorato italiano sull'Etiopia, stipulò, il 10 luglio del 1900, il trattato relativo alla frontiera e, più tardi, due convenzioni: una, il 15 maggio del 1902, per la delimitazione del confine tra l'Eritrea, il Sudan e l'Etiopia verso il Setit e, l'altra il 16 maggio del 1908 per il confine tra l'Abissinia e la Somalia italiana, e tra l'Abissinia e l'Eritrea verso la Dancalia. Fu più "tranquilla" la penetrazione italiana in Somalia, partita intorno al 1890 attraverso trattative con i potentati locali tra cui Yusuf Ali sultano di Obbia e Osman Mahamud sultano dei Migiurtini, poi con il Sultano di Zanzibar, che era nominalmente signore di gran parte della zona e quindi l’Italia prese accordi con l'Inghilterra, che aveva immensi interessi in quell'area, tra cui il protettorato su Zanzibar. Inizialmente viene preso in affitto il Benadir - la fascia di costa meridionale con Mogadiscio e Brava - tramite le imprese private di Filonardi e la Società del Benadir,quindi nel 1905 la proprietà è riscattata e nasce la nuova colonia che avrà qualche problema militare con l'Etiopia, per ragioni di confini e con un ribelle, che passerà alla storia col nome di Mad Mullah “Mullah Matto” noto ai somali come Sayed Mohamed Abdulla Hassan, che ha tenuto impegnate per oltre un trentennio (1889/1920) soprattutto le forze britanniche del Somaliland, ma diede molti fastidi militari, fino alla sua morte, anche alla colonia italiana. Dopo la I Guerra Mondiale, l’Italia si arricchirà dell'Oltregiuba, ceduto dalla Gran Bretagna in ossequio ai patti di partecipazione italiana alla Grande Guerra. La Somalia non diventerà mai una colonia di popolamento, anzi la capitale Mogadiscio non arriverà certo alle dimensioni "italiane" di Asmara, arrivando a contare - al massimo dell'immigrazione italiana - non più di 10.000 italiani. 01 Giugno 1936: viene inserito nel territorio provinciale somalo, l'Ogaden ex-etiope. Scoppiata la seconda guerra mondiale, la Somalia venne occupata dalle truppe britanniche che, passato il confine dell’Oltregiuba, il 27 febbraio 1941 entravano nella capitale Mogadiscio, assumendone l’amministrazione e costituendo il territorio separato dell’Ogaden, che veniva incorporato nella Somalia Britannica ed infine reso definitivamente all’Etiopia, nel sud gli inglesi facevano analogo regalo della regione somala NFD (North Front District) con il Kenya. L’occupazione inglese durò fino al 31 marzo 1950. Il 26 Giugno il Somaliland era diventato indipendente, la Somalia italiana a sua volta divenne indipendente il 1 luglio 1960 e ci fu l’unione delle due ex colonie. L’Ogaden era stato cancellato dalla geografia somala e perso dalla Somalia per colpa dei colonialisti italiani (che hanno perso la guerra) e inglesi (che avevano vinto la guerra) a favore dell’Etiopia. L’Ogaden nell’ambito della storia somala è la regione dove si sono combattute battaglie epiche. Correvano i lontani anni 1541/1543, un passato remoto le truppe imperiali etiopi furono salvate da un tracollo militare contro i somali appunto dai cattolici portoghesi (i rapporti tra i due imperi cominciarono nel 1502 fino al 1769 e, nel 1520 c’era già l’Ambasciata portoghese in Etiopia), che aiutarono il negus, cristiano- copto, usando per la prima volta in Africa Orientale i fucili contro i bellicosi musulmani somali. Tuttavia la prima battaglia per importanza e imponenza fu combattuta dai valorosi “dubat”, gli ascari (truppa) e i buluq-bash (sottoufficiali) che erano truppe somale inquadrate nel Regio Esercito italiano.
Mussolini, prendendo spunto da un incidente di frontiera ai pozzi di Ual-Ual, contesi e rivendicati da Etiopia e Somalia, avviò i preparativi per un attacco. L'invasione ebbe inizio senza formale dichiarazione di guerra, il 3/10/35 (10 mesi dopo dall’ incidente), sotto il comando del Generale De Bono, che muove dal Nord, mentre il fronte Sud della Somalia è affidato al Generale Graziani che doveva avere compiti esclusivamente difensivi ma non sarà così: anche Graziani prese l’iniziativa e partecipò all’invasione proveniente dal sud della Somalia. Il 28 aprile 1936 cadde Sassabane, quattro giorni dopo fu la volta di Dagahbur. Il 5 maggio gli italiani entrarono a Giggiga, città testimone di cento scontri; l'8 seguente capitolò Harar e ventiquattr'ore dopo le forze italiane entrarono a Dire Daua. L'aggressione italiana all’Etiopia costò la condanna della Società delle Nazioni, di cui anche l'Etiopia era membro, con “sanzioni", che però non comprendevano embargo di petrolio, carbone e ferro e soprattutto non venne chiuso il Canale di Suez. Cioè, non successe nulla agli italiani nonostante la condanna. In quella occasione si verificò l'impressionante forza d'urto della moderna tecnica militare contro le armate di Ras Makonen. Arrivando agli anni 60, con l’indipendenza della Somalia, che non ha mai cessato di rivendicare la regione dell’Ogaden come entità geografica e politica somala, Capo di Stato Maggiore somalo era Daud Mohamed Hersi, ci fu una breve scaramuccia di confine, che gli americani nel periodo protettori di Heile Selassie, circoscrissero immediatamente prima che sfociasse in guerra. Oggi, invece Giggiga é entrata nella storia militare come una delle più ardite operazioni aeromobili condotte dai sovietici. Chi ricorda ancora che nell'Ogaden fu combattuta (nel 1977) una delle più sanguinose guerre convenzionali della storia dei due paesi, quando la Somalia sotto la guida del dittatore Siad Barre tentò, rivendicando la sovranità somala sull’Ogaden, di strappare l'arida regione all'Etiopia. Fu allora che i sovietici con a comando il Generale dell'esercito Vasily Petrov e il Tenente Generale dell'Aviazione G. Dolnikov congiuntamente ai cubani guidati dal Generale di Divisione Arnaldo Ochoa (fucilato poi da Castro per traffico di droga), per dirigere le operazioni stabilirono uno stato maggiore congiunto di cui Menghistu fu il leader politico ed era formato da 5 Generali etiopi, 8 cubani, 5 sovietici 2 yemeniti (lo Yemen inviò 2000 soldati), 50.000 soldati etiopici aiutati da 18.000 cubani, piloti israeliani sugli F5, piloti cubani e yemeniti sui Mig e, ricorrendo ad un imponente ponte aereo in aggiunta alle informazioni militari dei cubani e dei sovietici che avevano armato il regime di Mohamed Siad Barre, nel giro di un anno ricacciarono i Somali dalle posizioni conquistate, sconfiggendoli nelle battaglie di Diredaua e Giggiga. Questa in sintesi la storia dell’Ogaden, terra somala, abitata dalli Ogaden, etnia somala dei Darod. La disgregazione della Repubblica somala, le disgrazie dell’Ogaden e la politica repressiva etiope. Nel Gennaio 1991, con la fuga di Siad Barre da Mogadiscio, implodeva lo Stato somalo. La liberazione dal regime dittatoriale ha portato disgregazione, distruzione e una maledizione che ha recato discordia nella pur litigiosa ma civile società somala. La guerra civile di liberazione da Siad Barre e la sua cricca ha avuto come conseguenza la dichiarazione d’indipendenza del Somaliland (riconosciuta solo dall’Etiopia), l’autoproclamata Repubblica del Puntland di Abdullahi Yusuf (aiutato dall’Etiopia) e di Jamà Ali Jama, la Repubblica del Sud Ovest di Shatiguddud (aiutato dall’Etiopia) e innumerevoli sventure, incluse repubbliche senza speranza ne d’indipendenza ne di riconoscimento internazionale che spudoratamente aiutano la divisione della Somalia e specialmente aiutano la repressione etiope in Ogaden. Il pansomalismo che puntava ad una situazione opposta a quella oggi drammaticamente in atto nel Corno d’Africa sembra morto. Il recente passato era incentrato nell’ardito sogno dell’unità della grande Somalia, le famose cinque punte della stella della bandiera somala: il Somaliland, la Somalia italiana, Jibuti, l’Ogaden e l’NFD (North Front Disctrict). In tutte le citate regioni l’etnia è prevalentemente somala se non l’unica. E’ chiaro che in questo contesto di disgregazione totale della Somalia, l’Ogaden è sostanzialmente la regione somala che soffre doppiamente in quanto la pressione militare etiope ha mano libera nella repressione del Fronte Nazionale di Liberazione dell’Ogaden ed è in corso una drammatica carestia nella regione. Secondo fattore: l’Etiopia gestisce a modo suo la mobilitazione internazionale della carestia nella regione dell’Ogaden e in altri territori etiopi densamente popolate. Jean Baptiste Nandet su Le Monde ha avanzato seri dubbi sulla reale consistenza della "catastrofe naturale" gridata dall’Etiopia. Non si nega in alcun modo che l’Ogaden, regione semidesertica e molto popolata, soffra di un’autentica carestia dopo due anni e mezzo di piogge insufficienti, ma è anche certo che il quadro dell’insieme del paese è stato dipinto a tinte più fosche di quelle reali dal regime di Zenawi. Tutto ciò non è forse finalizzato per ottenere un aiuto internazionale che non deve servire solo a soccorrere le popolazione dell’Ogaden, ma anche ad alimentare un’economia di guerra? Timori che appaiono oggi giustificati. Dopo aver speso milioni di dollari in armamenti, dopo aver ottenuto gratuitamente centinaia di migliaia di tonnellate di alimenti, l’Etiopia ha lanciato le sue truppe all’assalto delle trincee eritree. È in atto un "tranello umanitario"? Il regime etiopico si sarebbe servito dei buoni sentimenti, della "cattiva coscienza dell’uomo bianco", dell’emozione provocata dalle immagini di bambini denutriti per far tacere la ragione e il senso critico, e raggiungere finalmente i suoi scopi bellici. A ben guardare i mali di cui soffre il secondo paese più popolato dell’Africa subsahariana e uno dei più poveri del pianeta sono più politici che climatici." Le organizzazioni internazionali stanno denunciando e hanno cercato d’inviare aiuti umanitari che Addis Abeba, in quanto destinati per l’Ogaden rifiuta o denuncia che vanno ad alimentare gli uomini ONLF. L’Etiopia come entità nazionale è composta da differenti etnie, la parte predominante dai tempi del negus è prevalentemente abissina o amhara, poi ci sono ovviamente i Somali dell’Ogaden, i Gambella. i Dankali, i Sidama, gli Oromo, gli Afar, i Benshangul, i Tigrai, i Dinka. Ovvio che ci siano fronti interni di ribellione al governo centrale che a sua volta fronteggia le varie guerriglie in atto con l’esercito e con una dura repressione senza pari e, in modo speciale e particolare contro gli uomini del Fronte di Liberazione dell’Ogaden e degli Oromo, due spine nel fianco. Nell'ambito di questi ultimi due conflitti le organizzazioni internazionali hanno denunciato moltissime violazioni dei diritti umani, le truppe governative etiopi colpiscono senza distinzioni anche la popolazione civile in quanto sospettata di sostenere i ribelli. Il personale umanitario nazionale e internazionale che opera in Ogaden rischia aggressioni e minacce non tante velate da parte dell’esercito regolare. Di seguito va aggiunto ciò che politicamente l’Etiopia crea nella regione, comportandosi in modo ambiguo e paradossale. · L’Etiopia sostiene e arma numerosi warlords somali, perché così facendo distoglie attenzione dalla regione dell’Ogaden e ha mano libera per colpire ONLF; · L’Etiopia è la capofila nel contesto generale della caccia al terrorismo, a sbraitare presso l’Amministrazione Bush denunciando che la Somalia, Abdiqassim e l’ONLF sono collusi con i terroristi di Al Ittihad e di Al Qaeda, trovando purtroppo credito e appoggi in questa campagna denigratoria; Zenawi stesso ha ammesso con intervista alla BBC di aver infiltrato truppe al fine di prevenzione in territorio somalo. E’ grave che ci sia palese ammissione di violazioni dei confini somali; · Nel Corno d’Africa, l’Etiopia è la nazione a più alta percentuale di spesa del PIL destinato per l’acquisto di armi; · E’ il paese con la più alta percentuale di diatribe interne ed esterne: Somalia, Eritrea, Sudan, Kenya e finanche contenziosi con il lontano Egitto per via delle acque del Nilo; · L’Etiopia ha fatto fallire tutti i precedenti tentativi di riconciliazione della Somalia avvenuti nel passato tra cui due iniziative del Kenya con Arap Moi, una nel 1996 e una avvenuta nel Novembre 2001. Nella prima l’Etiopia ha contro-convocato una sua riunione denominata “Processo di Sodere” ovviamente processo mai decollato e, nella successiva del 2001 contrappose una riunione dello SRRC di Aidid, Shatiguddud e company in Addis Abeba. Fece fallire la riunione del Cairo (Novembre e Dicembre del 97). Infine, tentò di boicottare anche il processo di Arta; l’intento fortunatamente non andò a buon fine nonostante Addis Abeba protestasse l’intransigenza dei delegati somali riuniti in Jibuti. Il GTN mando delegazioni ad alto livello in Addis Abeba ma incontrarono arroganza, ricatti e tentavi di umiliazione. Il governo di transizione di Mogadiscio ha più volte denunciato pubblicamente l’interferenza etiope nei affari interni somali. A questo punto una domanda sensata da porsi è: che risultati si possono avere dal Congresso IGAD di Eldoret?; · L’Etiopia non è estranea alla nascita delle presunte autoproclamate repubbliche somale; · L’esercito etiope è fortemente e direttamente impegnato nel territorio somalo, ha sconfinato innumerevoli volte, fa operazioni di intelligence, arma direttamente e indirettamente alcune fazioni, ha consiglieri militari impegnati in primis. Cosa significa la parola “ingerenza”? Se quello che esegue Addis Abeba in Somalia è tutto ciò, dobbiamo sostenere che allora esiste interferenza in affari interni e boicottaggio di tutti i processi somali; · Addis Abeba è sede dell’OUA, cioè la sede per dirimere le controversie territoriali e quanto altro dei paesi africani. Dunque la nazione ospitante l’Organizzazione Africana è la nazione africana che sta violando l’Art. 2 della Costituzione dell’OUA, poiché è l’unica nazione che riconosce la Repubblica del Somaliland. Un paradosso giuridico; · Il 3.02.2003 si è aperta la Conferenza dell’OUA in Addis Abeba, conferenza che disegnerà la nuova Unione Africana. Il nuovo statuto assegnerà un paese leader per area. L’Etiopia ha l’ambizione di essere il paese guida dell’East Africa e, guarda caso, Zenawi si ritrova a fare la corte a Abdulqassim, Presidente del GTN somalo che detiene il diritto di voto per la Somalia in seno dell’OUA. Il governo di transizione e Abdiqassim può mettere a repentaglio l’ambizione di leadership etiope. Dunque si consiglia Abdiqassim ad intraprendere una valida strategia diplomatica, bisogna e si deve giocare da parte della Somalia questo poker istituzionale per rendere inefficace la spinta centrifuga etiope. Zenawi, ha ricevuto in pompa magna all’aeroporto di Addis Abeba Abdiqassim nonostante il governo etiope abbia dichiarato fino il giorno prima che il GTN è una fazione. La repubblica dell’Ogaden Una “fondata speranza”, o un vero tentativo provocatorio istituzionale ed internazionale sarebbe quello di rendere all’Etiopia e alla sua sfrontatezza egemonica uno sgarbo: fare una dichiarazione di nascita della Repubblica somala dell’OGADEN, che al pari del Somaliland, abbia adesione e riconoscimento internazionale. La dura realtà, al di là della speranza, rimane il fatto che la popolazione somala dell’Ogaden abbia possibilità di autodeterminazione, sviluppo economico, sociale e un’autonomia di auto governo in quanto popolo, territorio, etnia d’estrazione unica confinato per motivi coloniali in terra straniera. Pensiamo con dolore alla sofferenza della popolo fratello dell’Ogaden per la carestia e per il subire quotidiano dell'oppressione, del dominio territoriale e delle torture coloniali etiopi. |
Ogaden Flag
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