|
TELEVIDEO
RAI Mercoledi 11 Giu 07:33:11 ATLANTE DELLE CRISI MIRACOLO
A NORD DI MOGADISCIO Sulle carte geografiche non esiste, ma i suoi 2 milioni di
abitanti si riconoscono in una Costituzione che vige entro precisi
confini. E, quel che più conta, da anni vivono in pace. Autoproclamatosi
repubblica indipendente nel 1991, il Somaliland viene oggi riconosciuto
come una delle rare zonedella Somalia priva di guerre: mentre a Mogadiscio
continua a regnare il terrore, ad Hargeisa e Berbera la pace favorisce uno
sviluppo graduale ma sicuro. Il mese scorso, Dahir Riyale Kahin si è
insediato come primo presidente eletto,
con un programma che pone al primo punto il riconoscimento
internazionale. Il Somaliland ha basato la propria economia su un sistema
autarchico, che non si avvale di aiuti internazionali e non ha quindi
debito estero. Principale fonte di reddito, il porto di Berbera, che
beneficia della crisi di Asmara quale sbocco per l'Etiopia (a causa della
guerra Etiopia-Eritrea) e dell'iperattività della vicina Gibuti, altre
consistenti entrate sono costituite dalle rimesse degli emigrati. Il
potere è nelle mani del clan Issaq che dopo aver contrastato per anni la
dittatura di Siad Barre è riuscito a domare gli altri clan della zona,
conferendo loro parziali poteri locali. L'INDIFFERENZA E I DIRITTI UMANI L'indifferenza sulla secessione del Somaliland ha
consentito alle autorità diattuare dure forme di repressione. La sezione
di Londra di African Rights denuncia abusi su donne e bambini da parte
dell'esercito, arresti arbitrari di oppositori politici e giornalisti. Si
tratterebbe di casi avvenuti negli anni passati: oggi, gran parte degli
analisti indicano nel Somaliland una delle regioni più sicure e
democratiche dell'Africa. Le elezioni e i referendum che vi si sono tenuti
sono stati regolari e democratici, a detta degli ossevatori americani,
etiopi e sudafricani che vi hanno sovrinteso. EREDITA' DEI CONFINI COLONIALI
Le rivendicazioni territoriali sono all'ordine del giorno
in tutta l'Africa subsahariana:i confini ricalcano quelli tracciati dalle
potenze coloniali,spesso senza alcun riguardo per la composizione etnica
della popolazione. La Somalia, così come riconosciuta dall'Onu, risulta
pertanto un mosaico di popoli dominati da clan,senza una profonda identità
nazionale,alla stessa stregua di Nigeria, Costa d'Avorio e Congo. La
chiave del fallimento della Somalia unita è spiegata da Gérard Prunier
su "Le Monde diplomatique": "Uno Stato che faccia a meno
dei clan non è nemmeno ipotizzabile nella cultura somala". Gli
abitanti del Somaliland si riconoscono nel ceppo etnico degli arabi che
abitano il prospiciente Yemen, disconoscendo i pur importanti legami
linguistici con le popolazioni del sud somalo. Il clan, ripudiato durante
la dittatura di Siad Barre, viene oggi riconosciuto come l'istituzione
familiare su cui si basa la nuova società del Somaliland. Radici
antichissime e prospettive future, dunque, per una gestione in gran parte
privatistica dei beni comuni e uno Stato poco pressante a livello fiscale,
ma saldamente radicato a difesa del territorio, grazie anche a un gioco di
alleanze con i clan vicini. UN ESEMPIO PER ALTRI TERRITORI
Il successo del Somaliland ha portato molti clan somali a
tentare analoghe esperienze in altre regioni. Nel 1998, i Migiurtini hanno
dichiarato l'autonomia del Puntland,l'estrema porzione orientale del Corno
d'Africa, con risultati meno incoraggianti, a causa della maggior
litigiosità dei clan. Altrettanto hanno fatto il clan dei Digil nella
regione di Bay e quello dei Rahanweyn nel Bakol (rispettivamente a ovest e
nord-ovest di Mogadiscio). La procedura inizia sempre con la convocazione
di uno "shir"(consiglio dei clan) che cerchi di far prevalere le
autorità civili delle famiglie sui miliziani. FEDERICO BATTERA: "OSTACOLI ALL'INDIPENDENZA" "Il Somaliland prosegue per la sua strada, ha compiuto
notevoli passi sulla via della pace, e ora ha anche aperto al
multipartitismo. Tuttavia permangono molteplici ostacoli alla sua
indipendenza,a cominciare dalla Lega Araba" Lo dichiara a Televideo
Federico Battera, docente di cooperazione internazionale all'Università
di Trieste. "La comunità internazionale si è impegnata per la
pacificazione nazionale somala, che necessariamente comprende anche il
Somaliland. E' questa l'ipotesi alla quale sta lavorando anche il governo
italiano". "Forse, riconoscendo il Somaliland e inserendolo nel
più ampio contesto di una confederazione somala, si potrebbe avere una
chiave per uscire dallo stallo;fin qui però è mancato l'interesse".
E' necessario che i confini degli Stati africani continuino a ricalcare
quelli delle vecchie colonie? "La stabilità dei Paesi africani va
ricercata entro le frontiere esistenti, altrimenti si rischia di
delegittimare del tutto i già fragili Stati. Molte crisi territoriali
potrebbero essere risolte attuando forme di autonomia che comunque
necessitano dell'appoggio della comunità internazionale". 1844
La fascia costiera settentrionale del Corno d'Africa diventa un
protettorato britannico (Somaliland) 1940
Il Somaliland britannico viene invaso dalle truppe italiane.
1960 Gli
ex territori britannico e italiano, uniti, acquistano l'indipendenza come
"Repubblica di Somalia".
1964
Prima guerra per rivendicazioni territoriali contro l'Etiopia.
1969
Il militare Siad Barre assume il potere con un colpo di Stato, dopo
l'assassinio del presidente Shermake. 1977
Guerra per l'Ogaden, a sud del Somaliland. I somali respinti dall'alleanza
Etiopia-Urss-Cuba. 1991
Siad Barre costretto all'esilio. L'ex protettorato britannico del
Somaliland si dichiara indipendente.
1993
Il Consiglio dei clan (Shir) elegge presidente Ibrahim Egal.
1997
Lo Shir adotta la Costituzione.
2001
Un referendum popolare conferma la scelta dell'indipendenza da Mogadiscio. 2003 Prime
elezioni presidenziali democratiche: eletto Dahir Riyale Kahin.
|