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 ITALIA - ANCIS

 

Primo Levi scriveva: "Meditate che questo è stato./Vi comando queste parole./Scolpitele nel vostro cuore/... Ripetetele ai vostri figli".

 

ITALIA - 19.10.2007 Il Comune di Roma a Cesano, XX Municipio, ha ubicato Via Giorgio Marincola, medaglia d'oro Valore Militare, il partigiano italo somalo fucilato dai tedeschi a 23 anni.

La lettera del Comune di Roma

10.02.2006 parere favorevole per dedicare una via a G. Marincola... » 

Il 4 Maggio 2007 è stato il 62nnale della sua morte... » 

 

Il 4 Maggio anniversario del 60°anno della fucilazione di Giorgio.

L'ANCIS ha proposto al Sindaco di Roma di intitolare una Via di Roma al giovane italosomalo che perse la vita per la Libertà dell'Italia e della città di Roma a 23 anni combattendo contro il nazifascismo.

Ci sono novità, il sindaco di Roma Veltroni aveva incaricato l'Assessore alla Cultura e Toponomastica, Gianni Borgna, di proporre una strada della città di Roma a nome di Giorgio Marincola.

Il Comune di Roma ha individuato e delimitato a Cesano tra Via Foss degli Arcacci e Via Giuseppe Grecceva nel XX° Municipio,  Via Giorgio Marincola.

L'atto è stato deliberato e mandato in giunta Consigliare per l'approvazione definitiva.

  

In Italia, il Comune di Biella era stata la prima città ad intitolare una Via Giorgio Marincola, eccolacon la relativa targa toponimica:

 

 

 

 

 

Roma 1943-1945: la storia del partigiano italo-somalo
di Cristina Ali Farah

Giorgio MarincolaROMA - Inaugurata al Vittoriano il 22 aprile, la mostra didattica "Roma 1943 – 1944. Studenti per la libertà" ripercorre la storia del movimento studentesco durante la seconda guerra mondiale e colpisce per una singolare presenza: quella di Giorgio Marincola, giovane partigiano italo-somalo. La sua è una storia esemplare, avvenuta in un periodo storico in cui, nel “Il manuale del fascista”, si potevano leggere frasi come queste: “Il meticcio è un essere moralmente e fisicamente inferiore, facile vittima di gravi malattie e inclinato ai vizi più riprovevoli. L’incrocio fra due razze è nocivo ad entrambe. Il prestigio di razza non si mantiene, se viene mischiato il sangue”.
Nato nel 1923 nei pressi di Mogadiscio (capitale della Somalia, allora colonia italiana) da padre italiano e madre somala, Marincola si trasferisce presto a Roma con il padre e con la sorella. All’epoca, infatti, le leggi razziali proibivano i matrimoni misti, obbligando molti militari italiani ad abbandonare le famiglie o a sottrarsi al controllo dello Stato italiano. In Italia, la sua vita scorre tranquillamente. La sorella e gli amici lo ricordano come un animo sensibile, con una grande amore per la vita. Dotato di grandissima agilità, gareggiava nella corsa. L’amico Caio Cefalo, ricorda: “A quel tempo il tram si poteva prendere al volo, di corsa: lui faceva due passi e riusciva sempre a prenderlo; io, una volta, c’ho provato e sono quasi caduto: da quel giorno non l’ho fatto più”.
Marincola frequenta il liceo Umberto I, oggi chiamato Pilo Albertelli, in ricordo al professore che vi insegnava e che influenzò profondamente sia lui, sia i suoi amici. Pilo Albertelli da sempre antifascista, fondò il Partito d’Azione nella capitale e organizzò la lotta partigiana, rimanendo infine ucciso alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944. Giorgio Marincola prende la maturità nel 1941 e s’iscrive a Medicina con il suo amico Cefalo: desidera specializzarsi in Medicina tropicale e tornare in Somalia. Ma, ormai, la guerra è a Roma. Sceglie così di militare nel gruppo Giustizia e Libertà e viene inserito nella terza zona (Parioli, Nomentano, Salario). Le azioni sono quelle classiche, come sabotaggio, propaganda, attacchi notturni alle truppe tedesche, trasporto di armi.
Il 4 giugno arriva la liberazione di Roma: Marincola decide di continuare la lotta al nord con una missione alleata inglese. Il 7 gennaio 1945 viene arrestato. Prima viene mandato a Torino. Lo costringono a parlare alla radio fascista e gli chiedeno cosa sia per lui la patria. Nonostante le torture subite, risponde in modo esemplare: “Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La Patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori”.
Dopo Torino, viene imprigionato nel campo di concentramento di Bolzano. Il 30 aprile 1945, finalmente, si aprono le porte del campo. Marincola con un compagno, anziché tornare a casa, decide di servire la causa della liberazione: il Trentino è ancora sotto l’occupazione nazista. Prende contatti con il gruppo partigiano e comincia a combattere nella zona di Cavalese. Secondo le ricostruzioni, il "meticcio" Giorgio Marincola morì in una delle ultime stragi nazifasciste a Molina di Fiemme il 4 maggio 1945.

 
 

Su Giorgio c'è anche ....

 

Giorgio Marincola
Nato a Mahaddei Uen (Somalia) il 23 settembre 1923, caduto a Stramentizzo, presso Castel di Fiemme (Trento) il 4 maggio 1945, studente, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Una mostra allestita nel 2005 a Roma, al Vittoriano, ha illustrato la storia dell’UNICO partigiano italo somalo decorato, alla memoria, di MOVM. Dice la motivazione della nostra massima ricompensa al valore: “Giovane studente universitario, subito dopo l’armistizio partecipava alla lotta di Liberazione, molto distinguendosi nelle formazioni clandestine romane per decisione, per capacità, per ardimento. Dopo la liberazione della Capitale, desideroso di continuare la lotta, entrava a far parte di una missione militare e nell’agosto 1944 veniva paracadutato nel Biellese. Rendeva preziosi servizi nel campo organizzativo e in quello informativo ed in numerosi scontri a fuoco dimostrava ferma decisione e leggendario coraggio, riportando ferite. Caduto in mani nemiche e costretto a parlare per propaganda alla radio, per quanto dovesse aspettarsi rappresaglie estreme, con fermo cuore coglieva occasione per esaltare la fedeltà al legittimo governo. Dopo dura prigionia, liberato da una missione alleata, rifiutava di porsi in salvo attraverso la Svizzera e preferiva impugnare ancora le armi, insieme ai partigiani trentini. Cadeva da prode in uno scontro con le SS germaniche, quando la lotta per la libertà era ormai vittoriosamente conclusa”.
Giorgio Marincola era nato presso Mogadiscio, dalla relazione tra suo padre, Giuseppe, ufficiale di fanteria in servizio nella Colonia somala, e una donna del luogo, Ashkiro. Quando il padre di Marincola torna in Italia, porta con sé Giorgio e la sorella Isabella più giovane di due anni e tuttora vivente a Bologna.
A Roma il ragazzo frequenta il liceo. Ha tra i professori Pilo Albertelli, che sarà poi trucidato alle Fosse Ardeatine. Nel 1941 Giorgio si iscrive a Medicina, ma non ha modo di concludere gli studi. È attivo nel Partito d’Azione, partecipa alla sfortunata difesa di Roma, e si unisce poi alle prime formazioni partigiane operanti nel Viterbese. Dopo la liberazione della Capitale, Marincola si arruola, col grado di tenente, nella “Special Force” del Comando alleato.
Paracadutato in Piemonte, il “tenente Giorgio” (ma utilizzerà anche gli pseudonimi di Marcuzio, Mercurio e Marino, dal cognome di uno zio col quale era cresciuto), organizza nel Biellese azioni di sabotaggio e attacchi contro le forze nazifasciste. È catturato dai tedeschi il 17 gennaio 1945, nei pressi di Zimone (BI), mentre era di ritorno da una missione a Milano per conto dell’organizzazione “Franchi”. Portato a Biella presso Villa Schneider, “Marino” è costretto a parlare alla nazifascista “Radio Baita”, per inviare un messaggio ingannevole che farebbe cadere in trappola i suoi compagni. Lui ne approfitta per dire: “Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica…La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori…”. La trasmissione è interrotta e Giorgio è massacrato di botte.
Trasportato prima all’ospedale di Biella, poi nel locale carcere e quindi a Torino, il 15 gennaio il giovane è condannato al lavoro obbligatorio presso la Lancia; ma a febbraio è prelevato per la deportazione in Germania. Gli fanno fare tappa nel campo di concentramento di Gries (Bolzano), e quando, il 30 aprile, viene liberato con gli altri prigionieri del campo, riprende le armi per liberare il Trentino ancora tenuto dai nazisti. Cade presso Cavalese, scontrandosi con un reparto di SS in ritirata che, a Stramentizzo, effettueranno l’ultima strage nazista in Italia (ventisette tra patrioti e civili inermi, massacrati tra Stramentizzo e Molina di Fiemme).
Nel gennaio del 1946, l’Università di Roma ha conferito alla memoria di Giorgio Marincola la laurea “ad honorem”; nel 1964, inoltre, al partigiano italo-somalo è stata intitolata una via di Biella.
 

http://www.aiex.it/testimonianze_degli_ex-cittadini.html

 
             
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