"Barni mia, io voglio che mio figlio nasca qui,
terra mia madre di cui conosco risvolti della
memoria, segreti della parola."
Così dice Domenica Axad rivolta all’amatissima
cugina Barni nel momento della loro desiderata
riunione dopo un lungo e doloroso distacco. Legate
da un filo invisibile e resistentissimo, Barni e
Domenica Axad, cugine da parte di padre, sono
cresciute insieme a Mogadiscio, bambine spensierate
e felici in un mondo compatto di affetti familiari e
radici comuni. Fino a quando Domenica è partita con
la madre per l’Italia. Quando torna a Mogadiscio il
momento è fatale: inizia la guerra civile e, mentre
lo scoppio dei disordini coincide con il
trasferimento di Barni a Roma, per Domenica segna un
decennio di smarrimento. Barni, ormai orfana di
entrambi i genitori, si ferma a Roma dove trova un
equilibrio nella dedizione al lavoro di ostetrica.
Domenica vaga nel mondo trasportata dai flussi della
diaspora, tentando dolorosamente di riallacciare
nessi che restituiscano un significato alla propria
storia. La progressiva ripresa di una coscienza di
sé coincide con l’inizio della relazione con
Taageere, teneramente inconsistente, nomade senza
meta: molto più difficile per gli uomini ritrovare
una collocazione dopo la disintegrazione del proprio
mondo. Rientrata a Roma, Domenica Axad
incontra di nuovo Barni e decide di affrontare
accanto a lei la maternità prossima. Suo figlio avrà
lo stesso nome del nonno scomparso nella guerra,
Taariikh – Storia - e Barni - la zia materna - sarà
la sua habaryar, madre piccola.
Sullo sfondo della storia recente della Somalia,
Cristina Ali Farah dà voce appassionata a tre
personaggi di straordinario spessore e autenticità,
attraverso le quali riecheggia il dramma della
diaspora. E l’identità in gioco non è solo quella di
chi migra.
pagg. 320
€ 16,00
Uscita: 17 aprile 2007
