Forum Italia-Somalia

 
  Roma - Martedi, 08.07.2003 - 08:00

Vi proponiamo l'andamento della giornata e del dibattito, con l'aggiunta del nostro commento al resoconto.

 Questo è il resoconto della giornata del 3 Luglio dedicata al 43 anno d'indipendenza dal Forum Italia-Somalia. (da televideo Rai).

a cura di Rodolfo Fellini 

43 ANNI FA NASCEVA LA SOMALIA. Introduzione del problema Somalia.    

Il 1° luglio 1960, con la fine del mandato Onu (AFIS) all'Italia, nasceva la Repubblica di Somalia. A distanza di 43 anni il Paese è una sorta di terra di nessuno: i "signori della guerra" controllano vaste aree del sud e, due province del nord si sono staccate dalla fragile autorità centrale di Mogadiscio. Le trattative in corso a Nairobi sono guidate dall'Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo); si tratta del 13° (tentativo in un decennio), e anche stavolta si teme un fallimento. A Roma, in occasione dell'anniversario, il Forum Italia-Somalia ha cercato di dare nuove idee per la pacificazione.

EVOLUZIONE DEL SISTEMA TRIBALE    

La guerra civile dipende in parte dalla negazione del tradizionale sistema di tribù e clan della Somalia. Tale è la teoria di Ali Mumin Ahad, docente di economia internazionale all'università di Mogadiscio."La società somala non è mai stata detribalizzata, e i clan hanno lo stesso ruolo dei partiti", spiega. "20 anni di regime non hanno scardinato questo impianto, e oggi la confusione tra nazionalismo e tribalismo egemonico contribuisce ad acuire le divergenze. La Somalia può percorrere due strade: il nazionalismo o una democratizzazione del sistema tribale. Entrambe, però, sono piene di insidie". 

LA DIASPORA DEI SOMALI        

I rifugiati somali all'estero sono circa 2 milioni, cui si aggiungono 400mila sfollati all'interno del Paese, per un totale di 1/4 della popolazione. A tracciare le cifre della diaspora somala, in atto fin dai tempi della dittatura di Siad Barre, il direttore del Cir (Consiglio italiano per i Rifugiati), Christopher Hein, che sottolinea anche la fuga dei cervelli dal Paese. Le risorse umane e le competenze per rendere credibile e sostenibile un processo di pacificazione e di ricostruzione -aggiunge il coordinatore del Forum- vivono fuori dai confini somali".

TREMAGLIA: PIU' DIRITTI AI SOMALI  

"Ho sensibilizzato Berlusconi sullo status dei cittadini somali in Italia, oggetto di discriminazione poiché i loro documenti non vengono riconosciuti". Il ministro per gli Italiani all'estero, Mirko Tremaglia, chiede risposte che siano all'altezza dei legami storici tra la Somalia e il nostro Paese. "E' necessario rivedere l'attuale quota di cittadini somali ammessi annualmente in Italia: l'accoglienza verso chi soffre è per noi un dovere". Tremaglia propone poi l'attuazione del piano europeo trentennale di investimenti, oggi chiuso in un cassetto, che darebbe lavoro a 20 milioni di nordafricani.

MANTICA: TRE LINEE D'INTERVENTO   

La Somalia non è un caso isolato, ma va ricondotto al più vasto contesto delle problematiche del continente africano. Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, illustrando le linee guida dell'intervento italiano. "L'Africa è oggi alle prese con una tripla sfida: affrontare la globalizzazione, consolidare le democrazie ammodernando le istituzioni e combattere fame, povertà e malattie. Nelle attuali condizioni non è possibile ottenere risultati importanti, benché la Somalia si sia giostrata discretamente nell'ambito dell'economia globale, affidando ai privati settori sempre più ampi. I conflitti africani sono sempre interni ai singoli Paesi, ma hanno ricadute sulle macro-regioni: nessun accordo somalo potrà pertanto fare a meno del consenso dell'Etiopia", afferma Mantica."L'Italia cerca di dare il suo contributo attraverso tre cardini: l'appoggio a tutte le mediazioni, come quella dell'Igad, e a tutte le organizzazioni internazionali africane; la consapevolezza che la pace non può essere imposta dall'esterno e l'impegno per la smilitarizzazione della società. L'opinione pubblica italiana è comunque poco attenta ai problemi africani: serve maggior sensibilizzazione".

BATTERA: DIALOGO INDISPENSABILE   

I tentativi di pacificazione del Paese sono falliti fondamentalmente perché è mancato il dialogo. Ne è convinto Federico Battera, docente di cooperazione internazionale all'Università di Trieste. "Pur non propugnando l'indipendenza del Somaliland, ammetto che l'esperienza ha risvolti positivi. Fin dal 1989 sono state attuate riconciliazioni locali, che hanno aperto la strada a una più generale pacificazione; inoltre, l'ala civile prevale su quella militare nella leadership, e il potere -condiviso tra presidente e due Camere- ricalca formule del tribalismo tradizionale. Un'ipotesi di riconciliazione potrebbe riproporre in parte l'esperienza del Somaliland: servono accordi locali interterritoriali che diano poi vita a un'intesa globale. La leadership politica -prosegue Battera- dovrà essere civile e di tecnocrati". Il governo nazionale di transizione si pone invece con un atteggiamento centralistico, che ostacola fortemente il processo di pacificazione nazionale". "Per riportare la pace in Somalia non serve un intervento esterno, ma un supporto logistico, consistente e ininterrotto, diretto ai soggetti che effettivamente lavorano per la ricostruzione".

Cosa dire di quanto riportato?

ROMA (Italia) 

43 ANNI FA NASCEVA LA SOMALIA - Purtroppo è l'unica certezza. Cioè c'è stata un indipendenza che non ha portato la Somalia verso una democrazia compiuta. Nove anni di Repubblica, 21 di dittatura militare e più di tredici d'anarchia completa. Questa la sommatoria del disastro somalo. 

EVOLUZIONE DEL SISTEMA TRIBALE - Un nobile e valido sistema bruciato dalla "Rivoluzione d'Ottobre" di Siad Barre che ha azzerato antichi e validi bilanciamenti di poteri e di trattativa tra le cabile che con il sistema tribale avevano regolato i rapporti senza mai raggiungere gli attuali livelli di distruzione. 

LA DIASPORA DEI SOMALI - Anche questa è una realtà, molto negativa, che ha privato la nazione delle menti e del sapere migliore e di cui aveva e ha bisogno. Una speranza tuttavia rimane ed è costituita dalla Società Civile somala che si è organizzata ed è presente in forma agguerrita al  congresso di pace attualmente in corso a Mbagathi (Kenya). Una rete di cooperazione si sta formando all'estero ed vi sono delle tangibili forme politiche aperte anche alle donne senza pregiudiziali come nel passato. 

TREMAGLIA: PIU' DIRITTI AI SOMALI - Questa è una pecca della politica italiana,   l'ex colonia è stata abbandonata nella tempesta. E' materia del CIR (Comitato Italiano per i Rifugiati) che può drammaticamente confermare l'aumento proporzionale dell'afflusso dei cittadini somali come parte consistente dei "boat people" del Mediterraneo. La vera domanda è: possibile si sia arrivati a tali limiti? Basta guardare la mappa geografica per rendersi conto quanto sia lontana la Somalia dall'Italia. E' ragionevolmente probabile che per ogni somalo sbarcato sulle coste italiane di Lampedusa, uno si sia perso lungo il tragitto. Dunque, il nostro commento è impietoso verso la politica del governo italiano nei confronti della vecchia colonia, tenendo conto di un altro aspetto: i somali in Italia non ci vogliono stare. Non ci sono status, non c'è riconoscimento della loro condizione di profughi, non c'è stato sociale per gli stranieri, non ci sono alloggi. In parole povere si emigra verso stati europei che danno maggiori garanzie sociali e riconoscimenti: Inghilterra, Svezia, Olanda, Germania etc. In Inghilterra la guerra tribale in Somalia è motivo di accoglimento della domanda di profugo in Italia è considerata una guerra di fazioni e non una discriminante politica.      

MANTICA: TRE LINEE D'INTERVENTO - (leggere l'intervista al Secolo d'Italia) La Somalia purtroppo è un caso a se stante, nonostante le affermazioni del Sottosegretario e non va inglobata nelle varie problematiche africane. A differenza di tutti i casi africani citati, la Somalia è un entità inscindibile, unica con lingua, religione e costumi unici che però propone sfaccettature poliedriche che vanno affrontate con pragmatismo e realismo. A differenza degli altri casi, bisogna evitare di scontrarsi o immedesimarsi nelle miriadi di "ragioni presunte" di tutti coloro che si propongono nell'emiciclo della "politica somala". L'impegno va chiaramente verso le tre cose dette dal Sottosegretario, vorrei vedere diversamente cosa si potrebbe fare. Però, doverosamente e per la prima volta, vanno anche rovesciate le prospettive di un accordo di pace. Non si può imporre una pace dall'esterno (i mesi di discussione delle fazioni in Kenya stanno creando una voragine nel conto economico dei paesi donors, solo per il mantenimento delle centinaia di partecipanti) ma portando idee e pesi maggiori utili per far decollare definitivamente i colloqui. C'è una vivace organizzazione della società civile somala che ha più volte sparigliato i disegni egemonici dei warlords. Si faccia rotta verso questi soggetti che sono una alternativa valida ed una sicura via d'uscita dell'impasse e si faccia in modo di dar la possibilità d'organizzarsi ai somali delll'estero per assestare un colpo definitivo alla situazione d'anarchia. Si spendono milioni di euro per far guerre ai dittatori e ai regimi canaglia allora, c'è da chiedersi: perché non perseguire ed arrestare i noti personaggi legati al disastro somalo? E' da dedurre che non c'è questa volontà a risolvere il problema. Che ci sia la più un alta densità di telefonini, di banche private, energia elettrica per quartieri e tutto il resto è un altro aspetto socioeconomico che è anche l'altro aspetto della crisi medesima della Somalia. Mantica afferma: "Adesso è ora che i clan somali, con il nostro aiuto, siedano intorno a un tavolo, come stanno facendo in Kenya grazie anche ai nostri mediazione e impegno, e immaginino il loro futuro in termini responsabili e maturi." Purtroppo, manca la responsabilità e la maturità a questi individui.    

BATTERA: DIALOGO INDISPENSABILE - Infine, il dialogo non è solo indispensabile ma necessario. Vanno sentite, pesate e ponderate tutte le ragioni. Il peso di 13 anni di guerra civile strisciante sono evidenti in quanto hanno distrutto anche la volontà di trattare le cose più ovvie. Sono, perciò, comprensibili singole e grandi recriminazioni, oggettivamente tutti si sentono nella ragione ma nessuno riconosce i propri torti. In virtù di questi aspetti il dialogo va intrapreso fino a raggiungere una sintesi d'incontro e di mediazione confacente alle parti. La ragionevole ipotesi su cui lavorare è la creazione di uno stato federale che vada a compensare il peso delle varie regioni e delle varie ragioni. Una Somalia a statuto federale è l'unica via d'uscita, lasciando anche le esperienze di autogoverno fin qui fatte dallo Somaliland etc, se sono di gradimento alla popolazione ivi residente, giustamente dosate, calibrate e compensate in uno stato federale.                 

 

 

Nuove idee per la Somalia ha titolato il televideo di Rai. Dove sono queste idee? Una lodevole intenzione, ma inutile giornata in termini sostanziali, di dibattito. Inutile perchè? A leggere il resoconto non sono state formulate proposte o idee. Si sa che i somali sbarcati come clandestini sono aumentati (purtroppo un amara realtà), che Berlusconi è al corrente della situazione dei somali ma, in concreto non c'è nessuna iniziativa che dia  forza  propulsiva o che consenta di uscire dalla situazione tragica. Non c'è nessuna proposta dal Forum e dai suoi convitati.       
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