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Il
fondamentalismo islamico in Somalia va riferito ai
raggruppamenti del terrorismo islamico
internazionale e in special modo va riferito al
disordine politico somalo, dunque è da riferirsi
espressamente e direttamente alla prolungata e
persistente crisi "politica" della Somalia. La fine
del regime di Siad Barre ha inevitabilmente fiaccato
e stremato il nazionalismo e il pan somalismo su cui
si fondavano i precedenti governi somali a partire
dalla lotta al colonialismo fino all'indipendenza.
Il territorio e la maggioranza della popolazione
erano e sono estranei al meccanismo
dell'integralismo ma sicuramente se la crisi
persisterà continuerà ad attrarre inevitabilmente
elementi criminali ed estremisti.
Per comprendere il fenomeno bisogna necessariamente
riferirsi ai fatti del passato perché la
fenomenologia attuale è figlia naturale di quella
fine. La dichiarata confessione socialista del
precedente governo aveva quasi sconfessato il potere
dei religiosi moderati e la fine del regime di
Barre, parti ed iniziò nelle moschee per poi
dilagare apertamente in ribellione totale fino a
rovesciarlo. Gli ulemma, i santoni, i Sceck e quanti
altri gravitano nel sottobosco dell'integralismo
hanno cavalcato l'unica alternativa al nepotismo
clientelare delle cabile e dei clan: l'Islam. La
diffusione del verbo coranico integrale è stato
utilizzato, bisogna dirlo, efficacemente e
sapientemente come un fattore ideologico unificante
e alternativo dal movimento integral/fondamentalista
somalo.
Il vuoto di un governo centrale, dell'esercito,
delle funzioni amministrative e specialmente di una
politica funzionante ed organizzata e di forze
economiche governative o private si è rivelato come
un male che ha inevitabilmente avvantaggiato i
fondamentalisti. I fondamentalisti fondano la loro
forza dall'organizzazione. Un organizzazione
capillare che parte dalle rimesse finanziarie
versate a piene mani dai gruppi wahabiti sauditi che
così hanno riempito il vuoto governativo, conferendo
agli islamisti un enorme vantaggio rispetto alle
altre forze in campo che erano completamente prive
di una politica, un ideologia e quant'altro.
Nel dettaglio il movimento fondamentalista somalo
opera, secondo i casi, separatamente o
congiuntamente attraverso un fronte articolato ed
unitario raccolto nella Suprema Lega Somalo-Islamica
ed ha almeno otto differenti partiti islamici
estremistici. Al-ittihad Al-islamia, Islah e
Al-wahda sono i più conosciuti ed i più importanti.
Hanno l'unione per mezzo d'interconnessioni
internazionali e reticolari reti finanziarie.
Usufruiscono collettivamente non solo di donazioni
finanziarie raccolte sotto forma di Zakat dai
principi e miliardari arabi, visto che anche la
circolazione monetaria dei loro profitti all'interno
della Somalia è connessa ai valori creati nelle
borse del golfo. La rete internazionale non si
limita al solo aspetto finanziario. Militarmente,
essi sono sostenuti dalle forze dei Mujahidin del
Medioriente e da paesi quali la Turchia, l'Iran, l'Afganistan
(ove molti di loro hanno avuto addestramenti
militari e scontri armati) e il Pakistan. In molte
occasioni, i gruppi terroristici meglio organizzati
(Al Ittihad) hanno attaccato terroristicamente
l'Etiopia, e nelle loro fila militavano alcuni arabi
che avevano combattuto nel fronte afgano. Arabi e
fanatici pakistani sono nel territorio somalo e
diffondono attraverso i siti web utopiche nascite di
repubbliche islamiche che "dovrebbero" sorgere in
Somalia (tipo la
Darus Salaam
nel Sud Mudug a Hobyo circa 750 km da Mogadiscio).
L'Islam predica la pace ma l'estremismo somalo
utilizza apertamente il messaggio politico islamico
come un'arma politica per eliminare i presunti
nemici e le altre forze dell'area. Tradizionalmente
poi, in Somalia, la lealtà di clan è più importante
di qualunque lealtà religiosa, ma la disperazione
come la povertà diffusa nelle aree rurali e
pastorizie hanno spinto i giovani ad abbracciare la
causa. E' questa la ragione per cui in Somalia e in
altre aree depresse del mondo i fondamentalisti
puntano sui giovani per le attività terroristiche.
La mancanza di un ordine politico interno ha
predisposto un terreno fertile in cui è uscito e si
espanso l'integralismo e il fondamentalismo Islamico
quale nuovo corso politico somalo, ed è diventato un
utile mezzo per il libero dispiegarsi delle forze
estremistiche e terroristiche. I somali distinguono
se stessi nettamente dall'idea tradizionale
dell'Islam. Pensano che l'idea e i suoi leader
tradizionali (con la loro subordinazione religiosa)
non siano riusciti a mantenere il significato
essenziale dell'Islam nella società contemporanea e
nel mondo. Dunque, per molti aspetti, i
fondamentalisti rappresentano un movimento culturale
profondamente innovativo, che condivide e convive
con la moderna tecnologia e l'educazione secolare.
E' questa, in parte la ragione, per cui la
maggioranza degli integralisti contemporanei
proviene non dai tradizionali centri
dell'insegnamento islamico (moschee e scuole
coraniche) ma dalle università laiche e scientifiche
o dai centri di formazione tecnica. Lo stesso
avviene in Somalia.
Lo sviluppo del fondamentalismo islamico in Somalia
è veramente inquietante per molte ragioni. Da un
lato, si sta consolidando nella situazione di
anarchia politica del paese e anche perché non è
possibile una trattativa con esso, né è possibile
neutralizzarlo attraverso la diplomazia o con
relazioni mirate. Nel paese controllano quasi
l'intera vita economica e ogni presunta struttura
politica. Ogni affare strategico e lucrativo è
controllato da un fondo monetario dalle forze
islamiche. Quasi tutte le agenzie che operano
trasferimenti monetari, il settore delle
telecomunicazioni, dell'import-export, delle derrate
alimentari, i terreni immobiliari (l'episodio
inquietante del cimitero italiano è la prova) e dei
materiali da costruzione sono solidamente nelle mani
dell'estremismo. I fondamentalisti in Somalia
detengono milizie armate, campi di addestramento,
Corti Islamiche, scuole coraniche. La sicurezza di
questo apparato al servizio dei fondamentalisti a
Mogadiscio e a Chisimaio è controllata dalle Corti
Islamiche. Di fatto, partendo da lontano e
lentamente ma con abile strategia stanno
controllando quasi tutta la Somalia. Il metodo è
molto efficace, poiché segue un approccio dal basso
verso l'alto, un processo di formazione statale
dalle molteplici facce che va dall'economia ai
tribunali, mai visto fino ad oggi in altre parti del
mondo. Usano la gente comune e combinano una lotta
ideologica, affari, espansionismo militare, un
tipico processo di formazione statale già applicato
in passato per dar vita a stati moderni. Ovviamente
se il processo in atto raggiungerà il suo apice
finale, l'entità del soggetto realizzato sarà
rigidamente controllato, sarà temibile spietato e
darà molto filo da torcere a tutti.
Non essendo, però, in grado di eliminare totalmente
l'influenza dei tradizionali leader islamici e di
clan, l'estremismo islamico somalo utilizza il
denaro per corrompere molti di loro o dei nuovi
politicanti venuti dalla recente formazione del
"governo federale somalo" per promuovere il loro
fine. I leader integralisti avevano mandato dei
messaggi chiari che un governo e forze militari di
interposizione straniere non erano gradite. Così,
anarchia politica e la povertà stanno spingendo i
leader di clan somali e i religiosi islamici
moderati ad abbracciare la causa fondamentalista per
fare di necessità virtù. Ogni moschea somala è
guidata da ulemma corrotti o convertiti alle forze
estremistiche. Le nuove scuole islamiche rette da
giovani e moderni maestri del nuovo pensiero sono
aperte in ogni angolo del paese: Mogadiscio,
Hargheysa, Merca, Chisimaio, Bosasso. Un fondo
monetario controllato dai fondamentalisti è stato
impiegato per anni a addestrare, reclutare e
qualificare dozzine di giovani disoccupati.
L'insegnamento non è solamente religioso. Ruota
attorno alla critica dell'influenza secolare,
individualistica, edonistica e lassista della
cultura occidentale cristiana. In altri termini, la
formazione su larga scala esprime fini religiosi, ma
i suoi metodi sono profondamente politici.
Chiaramente, come in buona parte del mondo, i somali
stanno perseguendo un nuovo, ideologico e non
tradizionale approccio all'Islam. Qualificano il
loro movimento come ideologico, non religioso.
L'obiettivo è lo Stato, non il clero; indicano come
obiettivo finale, da parte di tutti questi elementi,
di una repubblica islamica (obiettivo chiaramente
dichiarato dal sempre più influente Sheikh Hassan
Dahir Aweys). Tutte, nessuna esclusa, le forze
islamiche integraliste/fondamentaliste somale
condividono lo stesso obiettivo, anche se i loro
approcci per arrivare al risultato finale
differiscono.
Le dimostrazioni popolari pro-Bin Laden
manifestatesi dopo i fatti del 11 Settembre a
Mogadiscio, sono state le uniche e sole
dimostrazioni pro-Bin Laden nel mondo; cioè dimostra
che i fondamentalisti islamici somali non sono
nemici solo dell'ingombrante vicino etiope, ma sono
contrari anche al mondo laico e civilizzato. E'
incomprensibile, nonostante la dura lotta in atto
contro il terrorismo, che nessun paese al mondo
sostenga apertamente, materialmente, politicamente o
moralmente l'imbrigliamento e il controllo delle
organizzazioni del terrorismo islamico in Somalia e
nel Corno d'Africa. La prova sta nei fatti che due
dei ricercati per i falliti attentati del 21 luglio
a Londra -Yassin Hassan Omar e Muktar Said Ibrahim-
sono originari del Corno d'Africa (il primo somalo,
il secondo eritreo) ciò conferisce una nuova
dimensione alla caccia alle cellule integraliste in
Gran Bretagna e in Europa e nel mondo.
Il mondo a sua volta (USA, Inghilterra, Spagna,
Egitto, Arabia Saudita, Turchia, Israele) è
impegnato in una lotta senza quartiere contro il
terrorismo internazionale. Questo dimostra che il
terrorismo islamico somalo non è meno pericoloso di
Bin Laden, Zarqawy o dei Talebani; ha l'intenzione e
la capacità di destabilizzare sia la regione, che in
occidente nel suo insieme. Qualcosa può e deve
essere fatto per controllare il terrorismo somalo
(il quale ora controlla larghe parti del paese)
prima che esso giunga a controllare l'intera
Somalia, per poi passare alla destabilizzazione dei
paesi vicini ed sviluppi la capacità di attaccare
gli interessi del mondo civilizzato.
Contemporaneamente, però, il mondo e le
organizzazioni internazionali dovrebbero sostenere
un programma pragmatico realistico per la pace e la
riconciliazione in Somalia, in modo che il paese
cessi di essere un porto sicuro per i gruppi
terroristici internazionali. Il mondo deve prestare
la dovuta attenzione al riguardo, in quanto, si
tratta della medesima campagna contro il terrorismo
internazionale. A questo proposito va messo in
cantiere, un multi approccio (politico, economico e
diplomatico) per esercitare un ruolo graduale
importante. Il sostegno va dato a realistiche
iniziative di pace nella regione che superino
l'attuale frammentazione del "governo federale" e
dia fasi di transizione veramente brevi per attuare
riforme veloci e condivise da tutti i gruppi.
Tuttavia Il migliore modo per portare la pace e
fronteggiare direttamente il terrorismo islamico in
Somalia consiste prima di tutto il correggere degli
errori finora commessi, accelerando il processo per
arrivare immediatamente ad una soluzione democratica
dei problemi somali, incoraggiare e permettere una
libera attività politica alle diverse forze laiche
somale in Somalia e all'estero, ai rappresentanti
delle diverse amministrazioni a prender parte ad una
riconciliazione poggiata su solide e ampie basi. Il
supporto va integrato da successivi aiuti economici,
un controllo diplomatico costante ad un fattivo
aiuto politico internazionale.
Appuntamento al prossimo "Il punto"
GM
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