Venerdi, 29 Settembre, 2006

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ITALIA: Gianfranco FINI E IL COLONIALISMO. RISPONDE IL VICE PRESIDENTE ANCIS: G. GIGLI CON UNA INTERVISTA A REPUBBLICA DI F. CAFERRI

 

 

"Noi figli di coppie miste ora chiediamo giustizia". Intervista a Giorgio Gigli, Vice dell'associazione che unisce gli italo-somali.
Roma 27.09.2006 

Che cosa ha significato il colonialismo per la gente d'Africa e quali siano i suoi lasciti lo sanno bene perché per tutta la vita ne hanno portato addosso i segni. I figli di uomini italiani e di donne somale venuti alla luce durante gli anni della colonizzazione e in quelli successivi di Amministrazione Fiduciaria da parte dell'Italia della Somalia sono migliaia: quelli di loro oggi residenti in Italia si sono riuniti in un'associazione - ANCIS - che denuncia gli abusi di cui quei bambini, figli di unioni non ufficiali e guardate come "diverse", subirono negli anni.
Da dieci anni l'Ancis si batte perchè quelli abusi siano riconosciuti e lo Stato italiano si assuma la responsabilità delle mancanze di allora: per gli ex-bambini italo-somali, oggi adulti, le parole di FINI hanno riaperto una ferita. Il Vice-presidente dell'associazione Giorgio Gigli, spiega perché.
Gigli, come ha reagito alle parole di Fini?
"Una persona che parla così mi pare non conosca la storia: la colonizzazione è stata dura, violenta, e ha fatto molti morti. Certo, si può dire che abbia portato anche qualche progresso e che all'inizio alcuni strati sociali l'abbiano appoggiata, ma è stata solo una fiammata, durata fino a quando non è stato chiaro che colonizzazione significava perdere la libertà di pensare, di agire, di seguire le proprie tradizioni. La civilizzazione è un'altra cosa".
Della colonizzazione, e del periodo successivo di amministrazione italiana della Somalia. lei e i membri della sua associazione siete figli. Che ha significato questo per voi?
"Ha significato partire svantaggiati in tutto nella vita. Non avere una famiglia intera, subire violenza sin da piccole per le bambine e essere costretti a lavorare per i bambini: le regole del clan che vigevano in Somalia per noi non valevano, nessuno ci proteggeva a parte le nostre madri. E per l'Italia a lungo non siamo esistiti: solo dopo l'allarme dei missionari che erano in Somalia i più fortunati di noi sono stati messi in collegi, fatti studiare e poi mandati in Italia, un paese di cui oggi siamo cittadini ma che non riconosce i torti che abbiamo subito, il male che abbiamo sofferto".
Che significa oggi tornare a parlare di colonialismo?
"Non è un bene: viviamo in un momento di grandi difficoltà di comprensione fra i popoli. Dovremmo aver capito che non serve la forza per imporre una civilizzazione e che è di cattivo gusto tornare a parlare di queste cose. E' vero che l'Africa non sta passando un buon momento, ma dovremmo pensare a sostenerla, non a dire queste cose. Sbaglia Fini a fare questi discorsi: è è vero forse che alcune cose quando c'erano gli europei funzionavano meglio, ma imporre una lingua o una cultura non è mai una cosa buona. Se si vogliono aiutare quei paesi si può fare qualcosa contro l'integralismo che dilaga in posti come la Somalia, dove i bambini oggi vedono sfumare la possibilità di una vita migliore, come è successo a molti di noi. Tirare fuori il passato così non serve".

 

(Gm/Ancis)02-Ott-06 07:00

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